Come sopravvivere ad un cuore spezzato

Vuoi sapere come sopravvivere ad un cuore spezzato?

Non sopravvivi.

Non si sopravvive ad una cosa del genere. O almeno, una parte di te non sopravviverà mai. Quella parte del tuo cuore, quella che ora senti bruciare, quella che senti perforata da un chiodo arrugginito, quella che senti strapparsi? Quella è già bell’e morta.

Un giorno riuscirai a passare quasi due ore senza pensare a lei o a lui, e magari due settimane dopo potrai perfino sentire parlare di un posto in cui siete stati e non sentire lo stomaco rovesciarsi e gli spilloni conficcarsi nel cuore. E forse, ancora più avanti nel tempo, potrai perfino vederti comparire davanti il suo nome e non sentire la voglia di bere fino a dimenticare anche come ti chiami.

Ma non guarirai mai del tutto.

Forse dopo un bel po’ di tempo, se tutto va bene, se la tua vita riesce a riprendere un corso decente, forse davvero riuscirai a lasciarti tutto alle spalle. Ma non sarai mai davvero di nuovo totalmente integro.

Avevo letto un pezzo bellissimo su Medium, qualche mese fa, che parlava di questo argomento. Esprimeva in modo perfetto il buco che senti dentro al cuore nel momento in cui tra te e lei tutto finisce. Il vuoto che lui si lascia indietro, dentro di te. Il dolore che provi in ogni secondo della tua giornata da quell’istante in poi. La voglia di annegare la sofferenza in un mare di alcool, per poter dimenticare, almeno per un’ora, quanto male faccia.

Ma non riesco più a ritrovare quell’articolo: è solo per questo che ho dovuto scrivere questo. Dopotutto di pezzi simili ce ne sono solo altri ventimila, lì fuori, lo so.

Per cui come sopravvivere ad un cuore spezzato, ad un cuore frantumato, ad un cuore a pezzi?

Lo ripeto: non sopravvivi.

Una parte di te quel giorno è morta. Non c’è ritorno da quel momento.

Se anche lei (d’ora in poi userò solo il femminile, per comodità) dovesse tornare, dovesse perdonarti o se comunque doveste tornare insieme, beh, quella parte di te resterà morta in ogni caso.

È la vita che va così: ogni badilata in faccia lascia il suo segno, lascia morte dietro di sé.

Sei stato preso, buttato su un tavolo d’acciaio, ti è stato estratto il cuore dal petto e poi questo cuore è stato pestato, pugnalato, sventrato. Ti sei rimesso un po’ insieme, da allora, ma pensi di essere tornato a nuovo, come prima?

No.

Te ne accorgi perché il tempo non scorre più come al solito. Sono passati pochi giorni, poche settimane, pochi mesi, eppure a te sembra sia successo anni fa, e il dolore che senti ti sembra di provarlo da sempre.

Il primo rimedio che provi è sempre l’alcol.

Bevi. E poi bevi ancora. E per un po’ ti dimentichi il dolore, ma sempre per troppo poco tempo.

Allora ti immergi nel lavoro. Ti immergi nelle uscite con gli amici. Soffochi i pensieri in mille cose che dovrebbero farti uscire dal mondo del dolore e tornare in un mondo di serenità. E qualcosa funziona, ma sempre troppo poco, troppo poco.

Continua a far male, continui a pensarci, continui ad ubriacarti.

Ti chiedi dove sia la fine di tutto questo. Quanto sarebbe più facile semplicemente raggomitolarsi per terra e rimanere lì a piangere.

E poi, a forza di impegnarti non pensarci, a forza di schiaffeggiarti ogni volta che la tua mente si rivolta contro di te e ti presenta il suo viso durante la notte, a forza di fitte al cuore senza motivo, un giorno vai a pranzo e ti rendi conto che è dalla sera prima che non ci pensi. Senti ancora dolore, perché adesso ci hai pensato dopotutto, ma sembra diverso, sembra essere più debole. E la volta dopo in cui ti nominano quel posto dove la portavi sempre a mangiare, la fitta la senti ancora, ma è più nascosta, più assente, e ti riesce perfino di fare un sorriso amaro.

Perché è questo il segreto, il solito vecchio segreto che tutti conoscono: se lo lasci fare, se lasci andare, è il tempo che ti aiuta a superarlo. È il tempo che ti aiuta a dimenticare, ad andare avanti, a un giorno, magari, resuscitare quella parte di te che a tutti gli effetti era morta.

Il tempo però rimane solo un pezzo dell’equazione. L’altro è la volontà, la volontà forte e costante di non lasciarti fermare, di non farti uccidere, di non mollare. Come per migliaia di altre cose, ci sono solo il tempo e la volontà quando si tratta di tirare fuori il meglio da te stesso e quando si tratta di salvarti la pelle dai duri colpi che ti arrivano dalla vita.

Per cui no, non sopravvivi ad un cuore spezzato.

Ma puoi tener duro e scacciare i brutti pensieri, e poi ancora tenere duro, e fare un passo alla volta e continuare a ricordarti che la vita non si è conclusa con quell’evento distruttivo, ma è ancora lì. Ed è solo la tua volontà di non farti schiacciare che ti permetterà di uscirne.

Tieni duro, fai le tue cose, sviluppa e mantieni abitudini che fanno bene alla tua mente e al tuo corpo e vai avanti, un piede dietro l’altro, anche se l’uscita dal tunnel non si vede e tutto sembra andare sempre peggio e l’oscurità ti circonda da ogni lato.

Continua a camminare, continua a rifiutarti di farti buttare giù, a rifiutare di mollare, a rialzarti ogni volta anche se il dolore sembra troppo forte e fai persino fatica a pensare lucidamente, altro che andare avanti.

Te lo prometto: se resisti, se continui a camminare, un bel giorno il buio scomparirà e tornerai finalmente alla luce.

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