Raining Blood

I.

La macchina sbanda nella corsia a sinistra, rientra e sembra riprendere il controllo, poi lo perde del tutto, si schianta sul guardrail e rimbalza in mezzo alla strada. Rotola un paio di volte, tra il rumore del metallo che si lacera e i vetri che si frantumano e il motore che urla e poi.

Tutto finito.

L’utilitaria rimane piegata su un fianco, dondolando ancora un poco sotto la pioggia che cade incessante. Il silenzio torna a pervadere la foresta, un silenzio in cui l’unico suono ora arriva dall’auto. Incredibilmente lo stereo ha continuato a funzionare per tutto il tempo e ora si sentono solo gli Slayer a piena potenza con “Raining blood”.

Mai canzone fu più adatta al momento.

Per quasi venti minuti non succede nulla.

La strada resta deserta, e gli Slayer continuano a gridare la loro rabbia al mondo da un’auto ormai completamente distrutta.

Allo scoccare del diciannovesimo minuto una mano spunta dal finestrino e, molto lentamente, sempre molto lentamente, viene seguita da un braccio, poi da una spalla e poi da una testa. Pian piano quello che sembra essere stato l’unico occupante dell’auto se ne tira fuori, sofferente in modo evidente, ma forse non così ferito.

Quando alla fine riesce a tirarsi fuori del tutto e a sedersi, appoggiato alla macchina, i minuti trascorsi sono già più di quaranta. Nessun’altra macchina è passata, e in ogni caso vista la situazione ciò sarebbe in ogni caso improbabile. L’oscurità sta iniziando a scendere, e in questi luoghi il buio non è il benvenuto.

Quasi a rendersene conto anche lui, l’uomo si guarda attorno stranito e sembra scuotersi di dosso dallo shock post incidente. Si alza lentamente, stupito di essere intero e toccandosi per assicurarsi di non avere ossa che gli spuntano dagli arti. Poi si guarda attorno. Ha già avuto fortuna ad uscire vivo da un incidente del genere, ne ha avuta ancora di più che l’auto non sia esplosa, non ha intenzione di tirare troppo la corda.

Prova a fare il giro della macchina, zoppicando e bestemmiando sottovoce. Con qualche sforzo riesce ad aprire il bagagliaio e da lì cadono sull’asfalto un fucile e un cric. Quest’ultimo attrezzo rimane lì, ma il fucile va a finire in spalla all’uomo, che poi inizia a frugare ancora dentro all’auto. Quando finisce di cercare, ne esce con una coperta, una cassetta del pronto soccorso e una scatola di munizioni mezza vuota che si sfalda mentre la tira fuori. Si infila in tasca le cartucce alla bell’e meglio, poi mette il resto della sua roba in un vecchio zaino e si avvia lungo la via.

Sa che ha poco tempo, poi la sua vita comincerà ad avere meno valore di un porcospino schiacciato sul bordo strada.

II.

La vera ora delle streghe non è mezzanotte.

La vera ora delle streghe è un momento indefinito tra le tre e le quattro del mattino. È in quei minuti che vedi apparire tutti i gatti del mondo, a girare per i campi, a scappare dalle case, ad attraversare le strade. Un’autista sa bene che è a quell’ora che rischierà di prenderne sotto almeno una decina e che è meglio tenere gli occhi aperti.

Dove andassero, tutti quei gatti a quell’ora, era sempre stato in dubbio, almeno fino all’avvento dell’ultima decade del XX secolo. Poi uno scienziato forse folle, forse geniale, si era messo in testa di capire dove volessero davvero andare tutti quei gatti, in giro alla stessa ora di notte.

Era stata tutta colpa della sua siamese rossa, teoricamente domestica, ma con uno spirito selvaggio mai sopito. Lei ogni volta, alle tre e un quarto circa del mattino prendeva e usciva dalla sua porticina del garage e se la filava chissaddove.

Una notte, dopo essersi svegliato per colpa delle birre bevute durante la serata, il nostro scienziato, Ross Summer, aveva visto la sua Tiger filarsela e si era messo in testa di vedere dove se ne scappava ogni notte. Forse l’alcol nel sangue fu in parte responsabile di questa decisione, ma non è che in una serata sobria il nostro Ross fosse molto più ricco di buon senso.

Ad ogni modo, con l’agilità e il passo lieve tipico degli ubriachi, Summer era sgattaiolato fuori casa ancora in vestaglia e aveva iniziato a trotterellare dietro alla sua gatta. Si aspettava di perderla di vista dopo poco, ma la notte di luna piena e l’evidente calma con cui Tiger si stava muovendo gli resero più facile seguirla.

Il gatto attraversò strade, giardini, parchi, e altre strade. La notte era calma e silenziosa, e le zone che attraversava erano tutte poco o nulla trafficate. I felini avevano imparato la loro lezione con il sangue, e non avevano più intenzione di perdere nemmeno uno dei loro.

Ross iniziava a stufarsi e decise di tornare indietro, ma cambiò idea dopo aver visto un altro gatto vagabondo andare nella stessa direzione della sua Tiger.

Quel che successe fu che, nemmeno mezz’ora dopo essere partito da casa, Summer si trovò in un cimitero mai visto, e in cui da dietro ogni lapide sembravano spuntare un paio di occhi di felino. Erano gatti di tutti i tipi randagi, domestici, meticci. Non miagolavano, non si leccavano, non si muovevano.

Non facevano nulla, ma guardavano tutti verso il centro del camposanto.

Lì non si ergeva nessuna tomba particolare, nessuna cappella, niente di gotico o strano, ma a quanto pare i felini erano completamente ipnotizzati.

Fu dopo cinque minuti, nei quali Ross stava quasi per decidersi finalmente ad andarsene, che ci fu un movimento e, da dietro la lapide di un bambino, sembrò spuntare dal nulla una Bestia.

Non era possibile che fosse stata lì nascosta fino a quel momento: era troppo grande. Fu più come se si fosse aperta una fessura invisibile da un mondo infernale, attraverso cui era comparsa, un’enorme zampa alla volta.

Il colore del suo pelo era di uno scuro indefinito, e sebbene la stazza fosse quella di un orso di montagna, le sue forme erano quelle di un lupo, e i suoi occhi erano quelli di un gatto. Si muoveva piano, allontanandosi dalla lapide da cui era spuntata, camminando verso il centro del cimitero e sembrando fissare ognuno di quei gatti direttamente negli occhi.

Solo dopo alcuni secondi di questo incedere maestoso, la Bestia si fermò e puntò gli occhi verso un punto lontano.

“Solo perché fingo di non vederti, di non odorarti, di non sentirti, non significa che io non sappia che invece tu sei qui con noi.”

La voce, fredda e profonda sembrava provenire proprio dalla belva, e le parole sembravano rivolte a lui. Ross sentì i brividi percorrergli la pelle come scariche elettriche, ma non si mosse. Non per tentare di mimetizzarsi, ma bloccato dal puro terrore.

“Se sei qui stanotte, significa che finalmente qualcuno si sta iniziando ad accorgere di noi. Significa che il tempo di agire è giunto. Significa che stanotte finalmente inizieremo a cibarci.”

Ora, Ross Summer non era la persona più sveglia del pianeta e sicuramente non la più sobria, ma non era nemmeno la più stupida. Non perse tempo a chiedersi come tutto quello che vedeva fosse possibile, o a chiedere alla Bestia cosa intendesse, o a guardarsi attorno tentando di capire qualcosa di più della situazione.

Girò sui tacchi e si mise a correre come se la sua vita dipendesse da questo, cosa in effetti assolutamente vera.

Dietro di lui, come svegliati dalla sua fuga, centinaia di gatti iniziarono a corrergli dietro, inseguendolo silenziosi e agili come solo i felini riescono ad essere. A Ross sembrava di essere seguito da un fruscio invisibile, ma gli sguardi che ogni pochi metri si lanciava alle spalle gli rivelavano la triste verità della sua situazione: non ce l’avrebbe mai fatta.

Poi arrivò il momento in cui fu la Bestia a mettersi sulle sue tracce e lui poté avvertirla fin da subito, sentendo le vibrazioni profonde delle sue falcate sul terreno. Aveva sperato che avrebbe lasciato la caccia ai suoi fratelli più piccoli, e che magari sarebbe riuscito a nascondersi in una casa abbandonata o qualcosa di simile.

Così non fu, però.

Ross Summer terminò la sua corsa e la sua vita terrena ad un quarto d’ora da casa sua e alla fine fu proprio Tiger, la sua siamese, a dargli il colpo di grazia.

Da quella notte, la Grande Caccia ebbe inizio.

In tutto il mondo felini e Bestie iniziarono a predare e massacrare gli uomini. Furono subdoli, furono scaltri, furono senza pietà: furono quasi “umani”.

Da soli, gatti, linci, tigri e leoni non ce l’avrebbero mai fatta, ma l’arrivo di quegli enormi esseri soprannaturali cambiò ogni cosa. Le Bestie sembravano uscire da ogni dove ed essere completamente invulnerabili a ogni arma. Apparivano e scomparivano a loro piacimento, devastando e ammazzando e scuotendo il mondo sulle sue fondamenta.

Le armi e l’intelligenza non servirono a molto, contro queste belve infernali, ma gli uomini ci provarono lo stesso, con ogni mezzo. Come in ogni film che si rispetti, e che avrebbero dovuto studiare all’università, l’unico risultato fu quello di devastare l’ambiente. Non riuscivano mai a colpire dove le Bestie avrebbero dovuto essere, e non riuscivano a vedere dove poi sparivano.

Non fu mai chiaro da dove arrivavano, né il motivo per cui stavano facendo tutto questo. Quello che divenne presto chiaro fu invece che gli esseri umani non erano più i veri padroni del mondo, ma carne da macello, adatta solo a diventare nutrimento per animali.

Quelli che riuscirono a sopravvivere, nascondendosi, fuggendo, trovando zone poco popolate e con molta, molta fortuna, impararono presto le regole per avere una minima possibilità di farcela.

La prima, come avrebbe potuto spiegare il caro Ross, era che la notte era il momento di caccia preferito di felini e Bestie.

III.

L’uomo sa che se fosse rimasto vicino a quella macchina sarebbe stato come accendersi un riflettore addosso e aspettare di vedere chi lo scopriva per primo. Per questo se n’è andato, cercando un altro tipo di rifugio. Peccato che in quelle zone non ci sia granché, come rifugio.

È anche per quello che si è deciso a fare quel viaggio in auto, quando ormai anche solo accendere una macchina è un rischio: voci avevano detto che quella era zona franca, e che Bestie e felini impazziti non avrebbero dovuto essercene. Lui ovviamente non si è fidato totalmente, e tutti i primi giorni nel Nord Est dello Stato erano stati un ripetersi di quanto già sperimentato in precedenza: lunghe camminate di giorno, ricerca frenetica di case sicure prima del calare del sole, e notti passate a tremare e aspettare di vedere se sarebbe stato scoperto.

Si è pentito mille volte di essersi messo in viaggio, da quando ha iniziato a camminare, ormai più di un mese fa. Ma se se c’è qualcosa di vero nel fatto che qui a Nord ci sia una sacca di resistenza, e ci sia qualcuno che davvero sa come riportare le cose a posto, allora vale la pena di provare. Non è vita, quella di rimanere in città, nascosti come ratti, uscendo di giorno a cercare cibo e rimanendo di notte nelle cantine, sperando di non essere i prossimi.

Meglio morire cercando un sogno, che vivere forse un poco di più, ma nella disperazione e nel terrore.

Ora dovrà davvero scoprire se quella è una zona franca, e se potrà salvarsi e trovare quella resistenza di cui così tanto si sentiva parlare tra i pochi sopravvissuti della città in cui si trovava, ormai centinaia di chilometri a sud di lì.

E vorrebbe capire anche come ha fatto a perdere il controllo dell’auto, nonostante stesse così attento. Nello shock non ricorda bene i momenti precedenti allo schianto, ma non gli sembrava ci fosse stato niente di strano. Mentre corre verso la foresta non si volta mai indietro a guardare la macchina.

Se lo facesse vedrebbe spuntare furtiva da un finestrino dell’auto incidentata la testa di un gatto fulvo.

IV.

La foresta lo accoglie come un vecchio amico e si chiude in un caldo abbraccio attorno a lui. L’idea che gli è venuta è quella di mettersi il più possibile fuori vista, cercando un luogo riparato e nascosto dove passare la notte e poi ripartire nella sua ricerca.

In verità non è che sappia bene dove andare: le voci che giravano parlavano di una zona libera oltre la città che ha appena passato, ma non c’erano mai dettagli precisi. Il suo era uno sparo nel buio e ne era consapevole, ma era la sua unica possibilità e avrebbe dovuto accontentarsi, sperando di trovare questa famosa Resistenza almeno per un colpo di fortuna.

Mentre attorno a lui scendono le ombre, l’uomo continua a correre, cercando con gli occhi un possibile rifugio, e sussultando ad ogni rumore. Non vede nulla di pericoloso attorno a lui, ma sa che nel momento in cui lo vedesse sarebbe troppo tardi.

In quella maledetta foresta non sembra esserci niente che assomigli ad un riparo per la notte. Mentre impreca tra sé può vedere la notte avvicinarsi. Non è più così sicuro, ora, che questa ricerca sia stata una buona idea: dopotutto vivere negli scantinati non era così male, a ben pensarci.

Continua a correre per un tempo indefinito, che non passa più. Sa solo che quando è costretto a fermarsi per lo spettacolo che gli si apre davanti, l’oscurità non è ancora scesa completamente e quindi riesce a vedere tutto.

E quello che vede sono scheletri e sono cadaveri e sono pezzi di persone sparsi nel bel mezzo di una radura che si apre nella foresta. Si blocca d’improvviso, senza più aria nei polmoni. Non sembra proprio un bel posto dove essere in questo momento.

Poi, da dietro un albero dalla parte opposta della radura spunta una Bestia, e d’improvviso sembrano esserci gatti che appaiono da ogni punto del bosco. Non è quello che si aspettava, in un luogo in cui doveva esserci una sacca di resistenza umana.

Una sacca di resistenza umana.

La voce che gli parla nella testa ha il tono di chi ti sta prendendo in giro da tempo e di cui però tu non ti sei mai reso conto.

Certo, una sacca di resistenza in un luogo dove noi non siamo ancora arrivati e di cui nemmeno i nostri amici felini sanno dell’esistenza.

C’è una pausa.

Troppo bello per essere vero, no?

L’uomo ha il tempo di capire di essere stato beffato, e di come tanti prima di lui siano stati beffati, poi tutti i gatti che gli sono attorno lo attaccano.

Non perde tempo a sparare col fucile: lo imbraccia come fosse una mazza da baseball e inizia a colpire qualsiasi cosa gli arrivi davanti. È questione di momenti e la Bestia sarà su di lui, ma non cadrà senza portarne con sé qualcuno. È un pensiero più da film che da vita reale, ma dopo tutta la fatica che ha fatto per arrivare lì, è naturale incazzarsi un po’.

I gatti lo attaccano incessantemente, ma lui ha braccia forti e il fucile è resistente. Riesce a tenerli a bada, a malapena, sfracellando i crani di tutti quelli che gli arrivano a tiro. Poi però vede l’aria vibrare a pochi passi da lui, e seguendo l’istinto si butta a terra rotolando e si toglie di mezzo, correndo verso la radura.

Nel punto in cui l’aria vibrava appare la Bestia, che con un ruggito tira una zampata al punto dove lui si trovava cinque secondi prima. Pare stupita di non vederlo, ma si recupera subito dalla sorpresa e riparte all’attacco. Sparisce e una frazione di secondo dopo, l’uomo vede di nuovo l’aria vibrare a fianco a sé. Schiva ancora l’attacco, e nuovamente la Bestia sembra stupirsi di non trovarlo dove dovrebbe essere.

La mente impaurita dell’uomo ha un momento di lucidità: a quanto pare non è poi così normale che qualcuno riesca a vedere l’aria vibrare e capire quindi dove apparirà nel momento successivo. Forse può sfruttare questa debolezza, se non viene ammazzato nei prossimi secondi.

Corre, schiva, si sposta e sta sempre attento a dove vede l’aria comportarsi in quella maniera. Nel mentre le sue mani caricano il fucile, mettono il colpo in canna e tentano di smettere di tremare.

Poi l’uomo si ferma di colpo e non fa un movimento.

Attorno a lui i gatti ricominciano a farsi sotto, ma ha ancora tempo prima che lo raggiungano.

Quando vede l’aria vibrare alla sua sinistra aspetta un secondo di più, poi si butta a terra e contemporaneamente scarica tutti e sette i colpi del fucile contro quella vibrazione che si sta riempiendo di colore e forma. Si schianta malamente, ferendosi la schiena, ma le sue mani non tremano e i suoi occhi sono fermi, mentre finisce il lavoro iniziato, senza sapere se sta funzionando, senza sapere se questi sono i suoi ultimi secondi.

L’aria sopra di lui si riempie del puzzo della Bestia e della sua presenza massiccia, ma a quanto pare le cose questa volta sono cambiate ed è lei a cadere a terra, la testa perforata e devastata dalle fucilate a bruciapelo che l’uomo è riuscito a infliggerle.

Allora non sono davvero immortali e inattaccabili.

Dopo gli spari le sue orecchie sono piene solo di rumore e un fischio lungo e continuo che gli impedisce di sentire altro. Tenta di alzarsi, ma ricade subito a terra. Ci riprova, e questa volta ce la fa.

La Bestia invece rimane a terra, e lui la guarda incredulo. È morta davvero. È morta davvero. Si guarda attorno e i gatti sono tutti spariti.

L’arma più grande di questi demoni venuti dal nulla era proprio il fatto che nessuno potesse prevedere dove sarebbero apparsi. Impossibili da individuare, impossibili da colpire, impossibili da fermare.

Nessuno, a quanto pare riusciva a vedere quello che vedeva lui, quell’aria vibrare, quel movimento. Nessuno di quelli che avevano avuto la possibilità di provare a difendere l’umanità all’inizio, almeno.

La sola legge delle probabilità impedisce però che lui sia il solo ad avere quella capacità.

Forse il fatto che lì ci fosse una sacca di resistenza era solo una trappola per attirare fuori dai nascondigli le persone ancora sopravvissute. Ma forse una sacca di resistenza adesso può nascere, attorno a questa nuova possibilità, per quanto esigua.

Forse non è tutto finito davvero.

L’uomo raccoglie fucile e cartucce e si volta verso la radura.

È il momento di trovare un posto dove riposare, per cominciare domani qualcosa che magari potrebbe finalmente cambiare le cose.

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