Sopravvivere a colpi di Arte

A volte sembra che l’universo ti stia lanciando dei segnali: l’unica cosa che devi fare è ascoltare.

Spesso è solo una falsa impressione, come false impressioni sono la numerologia o l’astrologia: seghe mentali su cose che non esistono, che ci sono solo perché ti sei convinto (o ti vuoi convincere) di una tua decisione.

Anche in questa serie TV il protagonista si chiama Astrofaldo: è destino che chiami così mio figlio!

È già la terza volta che leggo un post su Instagram di un travel influencer su quanto è bella la sua vita: il fato vuole che mi licenzi e mi metta anch’io a fare il viagginfluenzatore!

In quest’ultimo periodo, però, forse ho anch’io visto alcuni segnali: non so se siano reali o collegamenti fatti dalla mia mente ottenebrata dal tè verde, ma in questo caso penso che probabilmente me ne fregherò e crederò a quello che voglio, perché hanno risvegliato cose, dato nuovi (vecchi) scopi, ed estratto un senso dal marasma di questa vita.

E che segnali ho visto? Cose che hanno poco o niente in comune tra loro: ognuna di esse però ha contribuito a portare un po’ di luce in una vita che ogni tanto rischia di essere soffocata dall’Oggi.

Se non sei cieco, Oggi è il mostro peggiore che tu possa incontrare, altro che Halloween e compari vari.

Oggi infatti non è uno, Oggi è legione. Oggi è molti mostri, e ognuno di loro dovrebbe metterti addosso più paura di Freddy Krueger e di Pazuzu. Dalle guerre al cambiamento climatico al declino della razionalità umana, il quadro è fosco e la verità è evidente.

Siamo solo un ammasso di formiche che si accalcano una sull’altra per fare, per competere, per sopravanzare, per correre dietro a più soldi e più potere, e ci facciamo la guerra e ci ammazziamo e ci intrappoliamo da soli in un sistema senza senso che ci sta ammazzando giorno dopo giorno, oltre ad ammazzare il mondo attorno a noi. Ognuna delle cose che facciamo quotidianamente ha come risultato finale quello di peggiorare la nostra vita e quella del pianeta, e di avvicinarci un passetto in più verso il burrone dell’estinzione.

E tutti fanno finta di non vedere, che il problema non esista, che sia solo una para mentale di qualche pazzo. Ormai è impossibile non vedere davvero, però si sceglie di non farlo, perché vedere implicherebbe agire per sistemare le cose, e agire vuol dire cambiare, e cambiare è scomodo, e chi cazzo vuole essere scomodo? Fottetevi tutti, io continuo a fare quello che facevo prima, tanto sarà mica quello che faccio io che fa la differenza. No? No?

Io rimango propenso a fare tutto il possibile (e tentare di fare proseliti in questo senso) per tirarci fuori dal pantano in tempo, ma.

Ma.

Ma sarei un illuso a non capire che non ne usciremo mai in tempo. Stiamo frenando un po’, stiamo scalando le marce, forse, peccato che il burrone non sia alla distanza che vogliamo noi. Il burrone è ora, e non stiamo frenando abbastanza.

Pensare a tutto questo è devastante, se ti metti davvero ad analizzare la situazione. Non è solo eco-ansia, è anche il resto, come scrivevo prima. Un’inesauribile e continua dimostrazione di come stiamo mettendo in fila scelte sbagliate una dopo l’altra. Ogni cosa che stiamo scegliendo come collettività è una cosa che ci sta lanciando a tutta velocità addosso a un muro: non solo quello che non facciamo a livello ambientale, ma come scegliamo di trattarci l’uno con l’altro e di trattare noi stessi.

Ci circondiamo di cose comode e cose facili per non vedere la realtà, ci fascistizziamo sulle nostre scelte per non accettare che magari non abbiamo tutta la verità in pugno. Che magari anche i nostri interlocutori qualcosa di intelligente hanno da dirlo. Che magari non è così giusto pretendere che la realtà sia solo quella che vogliamo noi. E che magari è il momento di accettare che ci sono degli spigoli nel mondo ed è nostro dovere essere forte contro questi spigoli, se vogliamo vivere bene, non pretendere che non esistano spigoli.

Spoiler: gli spigoli esisteranno sempre.

Come dicevo, se ti metti davvero ad analizzare la situazione (e magari anche autoanalizzarti), tutto questo è devastante.

Però.

(Dopo il ma, arriva il però.)

Qualche mese fa sono andato ad un concerto dei Cheap Wine, e ho potuto chiacchierare con Marco Diamantini, leader e frontman del gruppo. Mi ha raccontato delle difficoltà di fare musica rock originale in questo momento storico, in questo Paese, di fronte a certi trend musicali e sociali. Di quanto sia difficile anche solo suonare in giro nonostante quasi 30 anni di storia, nonostante la qualità della loro arte, perché scavalcati da musica più “facile”, oltre che dalle cover band. Dopotutto sono queste ultime che attirano più gente nei locali e i locali devono marginare il più possibile anche su questo, giusto? Mi ha raccontato quanto difficile sia andare avanti.

Però poi ha continuato e ha detto che, finché sarà possibile, loro continueranno a fare musica e ad esibirsi dal vivo. Per un fan della loro arte sentire frasi del genere non è facile, ma mi ha permesso di apprezzare un lato particolare di tutto questo. Quale lato nello specifico ve lo spiego fra poco.

Vorrei invece parlarvi di Topolino, ora. Chi mi conosce sa che, mentre mi avvio allegramente verso i quarant’anni, ogni tanto (spesso), leggo ancora il Topolino. A parte una certa predilezione per pubblicare storie a puntate per costringerti a comprarli in serie, c’è poco da dire: la qualità di sceneggiature e disegni è sempre migliore e a volte decisamente adulta, nel senso buono del termine, non solo nell’utilizzo di citazioni e rimandi a elementi della cultura popolare, ma nella scrittura stessa delle storie. Argomenti e temi più maturi e trattati in modo mai banale trovano spazio tra queste pagine: già solo in uno degli ultimi numeri ho trovato una (non troppo) velata critica sociale al nostro attuale sistema di vita consumistico in una storia di Giorgio Fontana e Emmanuele Baccinelli, mentre in un’altra c’erano un’infinita serie di sottili prese in giro autoironiche sulla trama e sui personaggi, ad opera di due mostri come Tito Faraci e Casty. Cose mai viste, in un giornalino che dovrebbe essere per ragazzini.

E proprio in una storia di queste ho trovato l’altro spunto di cui vi parlavo all’inizio. L’opera, di Bruno Enna e Davide Cesarello, portava il lettore in un futuro distopico alla Mad Max che a vederlo su Topolino era quasi sconvolgente. Il passaggio che più mi ha colpito arrivava proprio alla fine di questa saga, quando ormai sembrava che le cose si fossero sistemate.

Immaginate la scena.

Tutti stanno festeggiando e anche Topolino è lì, seduto sui gradini della casa dove si sta svolgendo la festa, ma non riesce a scuotersi di dosso la preoccupazione che in verità la situazione non sia davvero così a posto. Il cattivo potrebbe vendicarsi, ma anche le persone stesse potrebbero aver difficoltà a lasciarsi alle spalle i traumi e tutto quello che hanno vissuto in quegli anni. Quanto potrà durare quella pace? Se guardi bene la situazione, non c’è molto da stare tranquilli.

Minni tenta di rassicurarlo, ma invano, finché, proprio nel momento più sbagliato, salta l’elettricità e rimangono tutti al buio. La musica si spegne, le luci si spengono, anche l’atmosfera per un attimo si spegne.

Poi, passano solo pochi secondi, torna l’elettricità, tutto si riaccende e la festa riprende come prima. È a quel punto che Topolino finalmente si riscuote, si illumina e dice alla sua fidanzata:

Sai che ti dico, Minni? Finché c’è luce… meglio andare a ballare!”

Ecco, è a questo che volevo arrivare. Un bel po’ di parole e di preamboli solo per arrivare a questo, per arrivare a spiegare come questa frase mi abbia riempito di un’illuminazione intima e totalizzante. Non solo leggerla e capire le parole, ma comprenderne il senso più profondo, e abbracciarlo.

A questo si ricollega quello che diceva il cantante dei Cheap Wine, che alla fine ho potuto apprezzare per quello che è: il coraggio di andare avanti sapendo che sì, forse ci sarà una fine a tutto questo, ma finché la fine non arriverà noi andremo avanti, cazzo.

Il mondo è bellissimo e fa schifo allo stesso tempo. Le persone sono bellissime e fanno schifo allo stesso tempo. Il futuro che abbiamo davanti è ignoto e probabilmente porterà difficoltà che nemmeno possiamo immaginare.

Ma ha senso vivere la vita nella paura, nell’ansia, nella preoccupazione, nella tristezza per qualcosa che non è ancora successo? Qualcosa su cui non si ha il minimo controllo?

No, non ce l’ha.

Quello che ha senso è fare TUTTO quello che si può per fermare la corsa verso il burrone, per non essere partecipi (e colpevoli) di quello che accadrà. Quello che ha senso è prepararsi per quanto possibile a ciò che potrebbe accadere.

E quello che ha senso, dopo aver fatto tutto questo, è lasciare andare.

Hai fatto quello che potevi, ti sei preparato al meglio alle buie possibilità che potrebbero attenderti all’orizzonte. Ora, l’unica cosa che puoi fare è danzare finché c’è luce.

Lasciare andare i pensieri e fare ciò che vuoi davvero della tua vita. Godere di ogni cosa bella che ti capita. Vivere ogni momento senza pensare che un giorno tutto questo potrebbe finire.

E poi, sopravvivere a colpi di Arte. Goderne e crearne tu stesso se ne hai la forza e l’ispirazione, per portare un po’ di bellezza nella tua esistenza e nel mondo.

Sì, è vero, tutto potrebbe andare in malora. Il mondo lo sta facendo da un po’, ormai, e non bisogna nasconderselo. Potremmo essere sul punto di un cambiamento epocale, o sul punto di morire. Però questo è vero ogni giorno della nostra vita.

Domani potresti essere morto. Potresti essere morto tra un’ora, se è per quello.

Chi ti assicura che tutto il tuo impegno, tutti i tuoi piani, tutto il tuo preoccuparti porti a qualcosa? Nessuno, anzi, l’unica cosa sicura è proprio che la tua preoccupazione non servirà a nulla.

Per cui fai del tuo meglio, aiuta il mondo ad essere migliore, e però dopo aver fatto tutto questo danza finché c’è luce, ricordando sempre quello che diceva Seneca:

Anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza.

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