RSA – Responsible Service of Alcohol

L’RSA è il cosiddetto Responsible Service of Alcohol. In Oz per fare qualsiasi cosa in cui ci sia anche solo presenza di alcol nelle vicinanze, dal cameriere al buttafuori, hai bisogno di questo certificato, e per avere questo certificato devi seguire un corso, superare un test e ovviamente pagare. E’ il sistema statale di spillarti soldi per imparare qualcosa che qualsiasi barista sa già: non dar da bere a chi è già ubriaco e non dar da bere ai minorenni. Punto. Non è l’unica card che esiste in questo Paese: se vuoi lavorare in un cantiere o anche solo fare il giardiniere ti serve una white card, se vuoi fare l’idraulico ti serve una blue card, e così via Tante card per tanti corsi in cui insegnarti cose che anche una persona con un quoziente intellettivo alla Forrest Gump non avrebbe bisogno di imparare a lezione: mettiti le scarpe antinfortunistiche, non trapanarti le mani, non guidare un bulldozer se sei ubriaco.

Se fai l’RSA in Queensland o in altri stati basta che vai online, scegli il sito che ti fa l’offerta migliore, perdi un’ora o due della tua vita e con una decina di dollari sei a posto.

Se invece lo fai in New South Wales devi trovare una scuola che tiene questo tipo di corsi, andare là, perdere dalle sei alle otto ore della tua vita e se sei fortunato te la cavi con poco più di cento dollari, altrimenti te ne servono anche il doppio. Di qualunque cifra si tratti, ottanta dollari vanno allo stato e il resto va alla scuola. Mi sento spesso a casa, in NSW, ma nel senso brutto: tanta burocrazia, tante tasse, tanti autoveloxricorda qualcosa, no?

Non lo ammetteranno mai, ma tutti sanno che l’RSA è “una cagata pazzesca”. Visto però che attorno a questo e agli altri certificati nel Regno di Oz girano un mucchio di soldi, la cosa continua e viene addirittura presa sul serio.

Quando sono arrivato a Sydney ho deciso quindi di fare questo corso nella maniera più veloce e indolore possibile. Ho trovato la scuola più economica e con le lezioni più corte e mi sono iscritto. Non mi sono interessato alla qualità né ad altro: a me serviva la competency card, non un insegnamento interessante o una bella classe. Programmavo già di scrivere alcune storie mentre fingevo di prendere appunti.

Le cose sono andate un po’ diversamente, e di questo ne sono felice.

Entro nell’edificio che è in centro città, ma è un rudere. L’aula è piccola, spoglia e incastrata davanti ai cessi. Non sono bagni quelli, sono cessi. Sono chiusi a chiave, e le chiavi sono in classe. Quella per le toilette per uomini è legata a una spatola, quella per le donne è legata ad un mestolo. Sia mai che le perdi.

Ci porta lì un’impiegata della scuola, ma ad attenderci troviamo quello che sarà l’insegnante. Per un attimo penso sia Max Von Sydow che ha cambiato lavoro, poi metto a fuoco e vedo che non è lui, anche se la somiglianza c’è. L’uomo è alto, allampanato e con i capelli bianchi. Potrebbe avere dai cinquanta agli ottant’anni, ma non saprei a quale delle due età sia più vicino. E’ magro e flaccido, ma ha vestiti che costeranno quanto un mio stipendio. Solo il valore della camicia deve essere sufficiente a pagarmi l’affitto per una settimana. I pantaloni sono eleganti, ma corti, così da lasciare i peli delle gambe in vista. Anche il taglio di capelli dice “soldi”, e guardandolo però mi domando “come?”. Non gli darei una lira: dice cazzate, ha uno humor inglese (e cioè incomprensibile) e quando parla sembra drogato. Lo vedo però bere acqua per tutta la lezione e mi stupisco, visto che mi sarei aspettato di vederlo scolarsi vino e usare le bottiglie di plastica per farsi un bongo. Ha una maniera di bere poi che sembra un bimbo troppo cresciuto: prende la bottiglia con due mani e beve come fosse un biberon. La prima volta che lo vedo fare così mi trattengo dal ridere, come anche la prima volta che comincia a dire stupidaggini per poi sganasciarsi da solo. Lo farà per tutta la lezione, e infine ogni volta mi lascerò andare e mi sganascerò con lui, non tanto per quello che dice, quanto per la sua risata da jena asfittica.

Comincia il corso e mi dimentico di Max Von Sydow: questo è Gregory House in versione un po’ meno bastarda. Ha il cinismo del Dottore, ma è più gentile, e lo stesso accento dal quale deduco che non è un Ozzie di nascita. Inoltre si rende conto dell’emerita cazzata che è questo corso e come tale lo tratta, rendendolo il più facile possibile e divagando e raccontando aneddoti e dicendo stupidate tutto il tempo, in modo da non farci addormentare. Apprezzo molto il suo modo di fare: quando poi vedo che alla collana a cui porta appesi occhiali, chiavi di casa e penna c’è anche un piccolo Darth Vader, la sua posizione nella classifica “Oz Teachers” sale di molto. Scopro poi tra le centinaia di cose che dice durante la lezione che lui gestisce un locale e insegna in una Scuola dell’Hospitality di Sydney. Non è proprio l’ultimo dei deficienti, quindi. Già il fatto che si renda conto della facciata che è l’RSA, utile solo a nascondere il problema e non a risolverlo, lo rende più sveglio della media.

Non ho molti appunti di quello che dice quel giorno: una delle cose belle del suo metodo di insegnamento è la maniera in cui ci indica le cose che dobbiamo sapere e quelle che possiamo evitare anche solo di provare a ricordare. Io non mi fido mai di nessuno e certi appunti li prendo lo stesso, ma alla fine non mente e quello che scrivo in più è sempre inutile.

L’unica cosa interessante che mi rimane di quelle note è questo: per quanto gli Ozzies possano bere sono niente di fronte ai cinesi. Il liquore più bevuto da questo popolo ha il 52% di alcol e una persona se ne beve anche una bottiglia in un’ora, da sola. Non ci sono però tanti problemi di ordine pubblico legati al bere perché lì la repressione è dura come non mai: ‘sta gente va al bar, si ingolfa di alcol e poi va a casa tranquilla, non si mette a creare casini.

Dopo la mezz’ora di pausa pranzo ci troviamo in aula una tipa che sta armeggiando su una telecamera con treppiede e un tipo a fianco della porta che si sta preparando i capelli (che più o meno sono una decina, o il triplo se conti i peli che gli escono dalle orecchie). Appena siamo tutti seduti i due cominciano a chiedersi uno con l’altro se la posizione va bene e se possono iniziare, e no, meglio che ti sposti un po’ più a destra, ma va bene che dietro hai quello schifo di porta?, sì sì, dai che cominciamo. Lo show inizia: l’uomo si presenta, è anche lui un insegnante della scuola e quello che insegna è come fare i caffè.

Sì, anche per questo ci sono dei corsi specifici in Oz. E’ vero che qui ci sono i latte, i moka, i macchiato, i cappuccino, i flat white e così via, ma forse si esagera. Oltretutto la differenza principale tra i vari caffè è il tipo di bicchiere o tazza, e di solito se metti la stessa cosa in bicchieri diversi la gente neanche se ne accorge. Conosco ragazzi che si sono costruiti una carriera da barista facendo così.

A quanto pare stanno promuovendo questo corso a noi che siamo lì e nel contempo facendo anche un video che probabilmente metteranno sul Web. Da come lo presenta il tipo, seguire le sue lezioni è NECESSARIO se vogliamo ottenere un qualsiasi lavoro lì fuori. E non solo è NECESSARIO, ma appena avrai il loro certificato TUTTE LE PORTE SI APRIRANNO DAVANTI A TE. Per cui lui ti consiglia vivamente, per il tuo stesso bene, di pagare queste poche centinaia di dollari e andare a iscriverti IMMEDIATAMENTE al suo corso. La tua carriera FARA’ UN BALZO IN AVANTI!

Un po’ sottotono ci dice poi che, sebbene non li tenga lui (sottinteso: non so se sono al livello a cui IO insegno), la scuola ha anche dei corsi su come spinare la birra che potrebbero servirci a farci largo nel mondo dell’hospitality.

Corsi per spinare la birra. Vorrei prendere a craniate il muro per dimenticare di avere sentito una cosa del genere.

Potrebbe quasi convincermi, se mi fossi scolato qualche grappino in pausa pranzo. O se non fosse che, appena finito il suo show e appena chiusa la porta alle sue spalle, il nostro insegnante dice:

“Oppure potete andare su Youtube e guardarvi qualche video su come si fa e sarete pronti a qualsiasi cosa. E mentite. Se vi chiedono se avete esperienza nel fare i caffè la risposta è sì, sono bravissimo a fare i caffè. Se vi chiedono se sapete spinare, la risposta è sempre . Un sorriso e una buona attitude vi possono portare ovunque: il resto si può sempre insegnare.”

Detto questo Max Von Sydow/Gregory House completa la sua lezione e poi ci somministra il test teorico, che contiene tutte (e solamente) le cose che lui ci aveva già anticipato. Finita, e ovviamente superata, questa verifica, si procede con la prova pratica: due alunni devono recitare uno la parte dell’ubriaco che vuole assolutamente bere ancora, l’altro il barista che deve rifiutarglielo in maniera gentile e offrire invece del cibo o degli analcolici. Compiuta anche questa missione il certificato è nelle nostre mani e veniamo informati  che entro pochi giorni arriverà per posta anche la tessera vera e propria. Salutiamo uscendo il nostro insegnante e lo ringraziamo di cuore: perlomeno ci ha reso sopportabile qualcosa che aveva il potenziale di scartavetrarci i testicoli solo per avere il permesso di lavorare come camerieri.

Ho volutamente dimenticato la maggior parte di quel corso, ma quello che ci ha detto lui non lo dimentico. Qui nel Regno di Oz questa è ancora una verità: se hai voglia di fare e ti dimostri sveglio,  ti tengono e ti fanno imparare. Se dopo aver imparato dimostri che ci sai fare, ti fanno andare avanti.

Come ho detto prima, a volte può essere che questo posto assomigli tanto a casa.

A volte proprio no.

2 Commenti

  1. Antonio Callegarin

    A parte i nomi e le parole inglesi, questa descrizione dei corsi inutili ma necessari mi ricorda tanto quelli che ho fatto nel Regno di Andreotti per trovare un lavoro.
    Per non parlare delle varie cards, che mi fanno tornare in mente le mitiche Marche da Bollo che si dovevano appiccicare su ogni documento di partecipazione di concorso.

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    1. Dioniso (Autore Post)

      Come ho scritto, a volte sembra proprio simile a casa…

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