Vedere una magia

Quando arrivi a Cairns passando per le Tablelands ti ritrovi a discendere le colline (che gli abitanti di Oz chiamano montagne) passando per strade strette e piene di curve, fiancheggiate da alberi tipicamente tropicali e da altri molto meno tipici. Ad un certo punto la discesa finisce di colpo e tu ti trovi in mezzo alla pianura, su highways larghe circondate solo da palme e avocadi e campi di canna da zucchero. L’avvicinamento alla città avviene però da uno dei punti meno belli, paesaggisticamente parlando. Entri a Cairns arrivando dalla periferia, passando per zone commerciali poco affascinanti e quartieri grigi. Non è certo qualcosa che ti fa innamorare di questo posto a prima vista, ma almeno sai che peggio di così non può andare. Il resto infatti è molto più bello, e l’opinione che hai della città fa in fretta a migliorare drasticamente.

Il centro è molto vivace, almeno di giorno. Ci sono locali per tutti i gusti a Cairns, sia per andare a bere il caffè che per comprare da vestire che per qualsiasi altra cosa: italiani, finti italiani, vietnamiti, hippie, con attenzione al biologico, con attenzione al prezzo, con attenzione al gusto. Non mancano le possibilità di scelta per qualsiasi cosa che tu voglia fare, e visto che il popolo di Oz è variegato come pochi, tutto questo non stupisce. L’Esplanade poi è veramente bella, un’affascinante via con da un lato ristoranti, bar e negozi, e dall’altro l’oceano.

Mentre procedi per i tuoi tour della città è sicuro comunque che non ti ritroverai più a passare per la periferia, né per le zone industriali e commerciali più esterne. Nel tuo giro da turista quello che al massimo riuscirai a vedere sarà il centro e i quartieri limitrofi, e ti perderai tutto quello che è al di fuori.

Può essere però che tu sia tra quei viaggiatori che hanno deciso di vedere e vivere davvero quella che è Cairns, senza perderti le mete turistiche più importanti, ma tentando di apprezzare anche l’anima di questo posto, inoltrandoti nelle strade più sperdute e cercando di inserirti il più possibile nel flusso della vita quotidiana dei suoi abitanti. O può essere che tu sia un appassionato di jogging, e che abbia deciso di esplorare nuove vie per trovare percorsi liberi dal traffico, dove dar sfogo al tuo amore per la corsa.

O può essere anche che semplicemente tu sia sfigato.

Un giorno infatti può essere che, qualsiasi siano i tuoi motivi, ti ritrovi a passare da una pista ciclabile all’altra, ammirando il parco e il canale e gli alberi e gli uccelli e desiderando vedere altro. Può essere che la via diventi sempre più stretta, e che ad un certo punto tu veda che sulla sinistra si apre un piccolo spiazzo, da cui parte una stradina che si immette in quella sorta di boscaglia urbana tipica delle periferie. Può essere, a questo punto, che tu decida che è il momento di vedere dove porta ed esplorare davvero, sentendo dentro il piacevole brivido di eccitazione che questo comporta. Può essere che tu segua questo impulso così tipicamente umano, senza ricordarti di quei bambini di cui aveva parlato il giornale. Sai, quei tre ragazzini in bici per cui era nato quel caso sensazionale? Quelli che erano stati visti andare in cerca di un loro amico più piccolo nei parchi alla periferia di Cairns, chiedendo a tutti i passanti se lo avevano incontrato, e che poi erano scomparsi a loro volta? Beh, in ogni caso il punto è che in effetti potresti non ricordartene, e potresti imboccare il sentiero che tanto stimola la tua curiosità.

Photo by G. B.

Photo by G. B.

E’ dopo pochi passi che ti accorgeresti di come i rumori della città sembrino essere stati ingoiati dagli alberi, e di come sembri di essere in un altro luogo, ad anni luce da qualsiasi insediamento umano. Ma è proprio questo quello di cui andavi in cerca tu, per cui prosegui, correndo o passeggiando e nel mentre ammirando la boscaglia che ti circonda. Arrivi ad un bivio e vai a destra. Trovi un vicolo cieco, torni indietro e trovi che in verità non c’erano solo due stradine, ma tre, ed imbocchi la terza. Il sentiero si butta in un fosso, in cui vedi dei carrelli della spesa abbandonati. Li oltrepassi e dopo un po’ trovi un altro bivio. Vai di nuovo a destra e così anche a quello dopo, perché tu sei uno furbo e sai che se dopo devi tornare indietro, nel caso improbabile in cui non sbuchi fuori dal bush, è meglio sapere che girando sempre a sinistra ritroverai senza problemi la strada di casa (ma quanto grande vuoi che sia questa boscaglia). Continui quindi senza pensieri, riflettendo magari che se riesci a creare un circuito con queste stradine hai il tuo percorso per il jogging da qui a quando te ne andrai da Cairns. Gli alberi nel frattempo sembrano aumentare, e la luce che filtra tra i rami sembra invece diminuire e tu inizi a sentire un brivido di freddo, visto che anche il sole pare scaldare di meno. E’ a quel punto che potresti decidere che è il momento di tornare indietro, perché comunque ormai i chilometri che dovevi fare li hai fatti. Ti giri quindi e ti accingi a ritornare sui tuoi passi. Dopo un po’ forse però ti accorgi che il bivio che ti ricordavi è un po’ più lontano di quanto ti aspettavi, e quando ci arrivi magari non ci sono più solo due strade, ma tre o quattro. E dopo un’altra mezz’ora non sei ancora passato per il punto dove c’erano i carrelli della spesa e la cosa inizia a preoccuparti, anche se continui a girare a sinistra ad ogni intersezione e questo dovrebbe portarti a casa di sicuro, no? Dopotutto tu sei uno furbo e uno che ragiona e uno così non può perdersi in uno schifo di boschetto di città.

E’ dopo un altro quarto d’ora e quando inizi ad entrare in fase panico che vedi finalmente quello che potrebbe essere un insediamento umano e tiri un sospiro di sollievo. Ci sarà di certo qualcuno a cui chiedere da dove si esce da questo maledetto posto. Il sollievo ha vita corta comunque perché noti subito che quello che vedi dietro gli asciugamani stesi ad asciugare su un filo metallico non è altro che una specie di tenda, costruita con dei pezzi di nylon cuciti assieme con spago di plastica. L’idea che qualcuno possa abitare quella boscaglia infida ti lascia perplesso e preoccupato, ma le tue possibilità si sono ridotte, o sbaglio? O provi ad andare a chiedere indicazioni a chiunque abbia scelto quel luogo come propria casa, o ricominci a girare da solo, tentando di trovare una via di uscita prima che il sole tramonti e tu rimanga al buio, perso nel bel mezzo di una delle città più grandi del continente.

Forse quindi scegli di provarci e ti dici che dopotutto, come il resto degli Ozzies, magari anche questi barboni che vivono tra alberi malconci e rifiuti non sono poi così male e si riveleranno disponibili ad aiutarti. Perciò prosegui e ti inoltri tra i rovi e i sacchetti e le lattine e altra roba, arrivando fino a pochi metri dalla tenda improvvisata e lì ti metti a chiamare, chiedendo se c’è qualcuno. E quando nessuno esce ti trovi di nuovo ad essere davanti a un bivio: provare a entrare e vedere se magari c’è qualche persona che non ti ha sentito o girarti e tornare indietro. Nel frattempo la perplessità che provavi all’inizio si è trasformata in agitazione e ti senti sulle spine a rimanere dove sei. Vorresti toglierti dai piedi e magari lo fai davvero, imboccando l’ultima via d’uscita che ti capiterà di avere da questo incubo ad occhi aperti, prima che questo ti ingoi del tutto. Tu non lo sai, ma il guaio in cui ti sei ficcato non è altro che una piega nella realtà, una spaccatura in cui nessuno dovrebbe mai precipitare, e continuando ad andare avanti e indietro prima o dopo ne usciresti. Ma può anche essere che ormai, visto che ci sei, tu decida di provare ad entrare nella tenda per cercare qualcuno che ti aiuti. Quando sposti il pezzo di nylon che ha la funzione di porta d’ingresso e muovi un passo verso l’interno chiedendo il permesso di entrare, il buio in cui penetri è quasi troppo profondo per essere causato solo dalla tenda, e il modo in cui tutti i pochi rumori esterni svaniscono immediatamente è inquietante. Avanzi di un altro passo e l’oscurità si dirada lievemente verso il fondo (ma quanto grande è questa tenda) e tu ti dirigi verso quella che sembra la luce di una candela, chiedendo un’altra volta permesso. Ora senti anche un profumo di incenso, che copre, ma non del tutto, un altro odore che pare quello del prosciutto che ti eri dimenticato di mettere in frigo l’altra settimana. Dopo altri due passi la luce della candela diventa più forte e tu, che ormai ti sei dimenticato di chiedere permesso, vedi comparire (ma di sicuro c’era già prima, solo che non l’ho visto) un uomo con un cilindro verde e malmesso, con un asso di cuori infilato nella fascia. Una giacca viola, strappata e sporca, completa il quadretto di quello che riesci a vedere di questo strano tipo, che sembra impegnato a leggere un libro macchiato di caffè. Ti schiarisci la gola e provi a parlare di nuovo, ma lui ti anticipa e ti sorride, mettendo in mostra denti gialli enormi, intervallati da buchi altrettanto grandi. La voce ti muore in gola quando vedi quei denti e gli occhi attraversati da capillari rossi che l’uomo ti punta addosso. La pelle del viso è vecchia e del colore del papiro antico, e

la vuoi vedere una magia?

La mascella ti si spalanca involontariamente al suono di quella voce che ti ha parlato nella testa. Pensi di dire no, voglio solo andarmene e quello che la tua mente dice invece è

L’uomo col cilindro posa il libro sulle sue ginocchia e apre le mani davanti a sè, mostrandoti i palmi vuoti e segnati da mille cicatrici. Poi le gira e ti mostra il dorso. Poi il suo sorriso si allarga… e si allarga ancora.

E’ l’ultima cosa che vedrai.

Tutta questa storia però è solo una possibilità, perché tu non ti allontanerai mai dal sentiero principale e non parlerai mai con gli sconosciuti, vero?

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