Libri e Viaggi

Una delle fregature per uno come me che adora frequentare le librerie è che se sei in viaggio devi calcolare bene i pesi e gli ingombri di ciò che ti porti dietro. Non puoi girare in libertà come vorresti per i fantastici second hand bookshop di Melbourne. Questi posticini sono fatti per gente come me, in cerca di libri vecchi, mai più pubblicati, o in edizioni particolari. C’è un fascino che permea questi luoghi che non ha paragoni e io ne sono vittima più di quanto vorrei.

Photo by Marc Gautier

Photo by Marc Gautier

L’unica soluzione è quindi utilizzare il più possibile l’e-reader, che pur non avendo per niente fascino è di una comodità pazzesca, e fare una selezione attentissima dei libri che prendi in versione cartacea. Devi valutare cosa potresti trovare comunque anche come e-book, e soprattutto devi riuscire a resistere al profumo della carta e all’aria vissuta che ogni buon libro di seconda mano possiede.

La mia selezione in un anno di viaggi mi ha portato quindi ad acquistare le seguenti opere per cui, diciamo la verità, è stato proprio il fatto di non aver resistito alla tentazione del cartaceo a fare la differenza.

– Joe Hill – NOS-4R2

– Charles Bukowski – Post Office

– Jack Kerouac – On the Road

– Michael Chabon – The Amazing Adventures of Kavalier & Clay

(La lista è in ordine di lettura)

Joe Hill ha sempre scritto belle cose, per cui sono andato sulla fiducia nell’acquistare anche il suo ultimo libro. Di Michael Chabon avevo letto solo “Il Sindacato dei Poliziotti Yiddish” e ne ero rimasto conquistato, per cui quando ho visto il suo romanzo VINCITORE DEL PREMIO PULITZER 2001, sono andato sulla fiducia anche con lui. Jack Kerouac è stato un regalo: lo avevo già letto da adolescente, ma non me lo ricordavo e la mia ragazza ha ben pensato di donarmelo. Charles Bukowski invece è stato un azzardo, visto che ne sapevo pochissimo.

Ora, quello che ho imparato (per l’ennesima volta nella mia vita) è che puoi selezionare, ragionare, riflettere e poi sbagliare in ogni caso. Non sempre il risultato di un’azione dipende da te e da quello che provi a fare. In questo caso ho decisamente preso una cantonata in metà di quello che ho scelto di acquistare. Analizziamo quindi i miei errori. Non menzionerò le trame perché sono pigro e perché queste sono delle mie recensioni, e se c’è una cosa che odio è trovare spiattellata la trama di un’opera in una recensione.

Joe Hill – NOS-4R2

Sei il figlio di Stephen King. Ti sei costruito una tua carriera autonoma, indipendente da qualsiasi cosa possa aver scritto tuo padre, e in questo modo hai creato qualcosa di tuo, qualcosa che non sa di “già visto”. Perché allora vai a scrivere un libro che sembra una brutta copia di uno dei romanzi peggiori del Re? Perché?

Non fraintendetemi: il romanzo è scritto bene, c’è anche una certa storia dietro e alla fine non è così male. Non lo rileggerei però, e questo è il test che un libro deve passare: se lo leggo una volta e so già che non avrò più voglia di riprenderlo in mano, questo significa che (almeno per me) non meritava abbastanza e che se potessi tornare indietro neanche lo comprerei. L’unica eccezione a questo è stato finora solo Il Conte di Montecristo, che ho adorato, ma la cui mole mi fa rimandare continuamente la rilettura. Problema che però non succede con la saga di Malazan, nonostante siano dieci libri per un totale di 8/9 mila pagine.

Tornando a NOS-4R2 la prima cosa da dire è che il romanzo è troppo lungo, come i peggiori di King, e cioè troppo lungo senza niente all’interno che possa giustificare tale prolissità. Un esempio del Re di prolissità inutile è sicuramente The Dome, contrapposto a capolavori come It o L’Ombra dello Scorpione, tanto per dare un’idea. Il cattivo poi sembra uscito da un romanzo di King, mentre anche se i buoni non sembrano usciti da romanzi di King (magari!), la buona è una pigna in culo.

Non meno importante, per me, è che a ripensarci dopo un paio di mesi dalla lettura non mi ricordo nemmeno cosa succede in gran parte di quelle pagine e nemmeno come alla fine muoia il cattivo, se muore. Un’opera che mi lascia così poco, che resta così poco impressa nella mia mente, significa davvero che non è riuscita a coinvolgermi.

Morale: anche il figlio di King può sbagliare, e per fortuna che il libro era in offerta.

Charles Bukowski – Post Office

Come dicevo, questo libro è stato un azzardo. Non conoscevo l’autore se non per la sua fama di squattrinato e ubriacone, ma alcune sue citazioni mi avevano colpito e ho voluto provare quello che è considerato uno dei suoi capolavori.

Per niente male, nossignore.

Ho divorato il romanzo in pochi giorni e l’ho apprezzato davvero. I capitoli sono corti e molto fluidi, e la storia che racconta, per quanto sia solo la vita di un impiegato postale, è coinvolgente e a tratti esilarante. Lo stile è molto personale e i personaggi ti rimangono impressi, per quanto delineati solo con pochi tratti. Pensare che questo libro arriva direttamente dagli anni cinquanta e nonostante tutto mantiene intatta la sua forza e la sua vivacità riesce davvero a darmi speranza riguardo alle possibilità della letteratura.

Morale: anche un ubriacone squattrinato può creare capolavori.

Jack Kerouac – On The Road

Questo romanzo non ha bisogno di presentazioni. Di sicuro rileggermelo ha cambiato le idee stereotipate che avevo sul suo autore, facendomi rendere conto di come in realtà lui fosse molto più sbandato e in preda alla confusione di quanto credessi.

Le prime due parti sono state pigne in culo. Non vedevo l’ora che finisse, non vedevo l’ora che morisse qualcuno o che da qualche parte spuntasse un accenno di trama, qualcosa di stimolante, e non solo una serie ininterrotta di eventi slegati e privi di interesse.

Poi sono arrivato alla terza parte e le cose hanno iniziato ad avere più senso, il libro ad acquistare una sua interezza, un suo significato. Arrivi alla fine e ti rendi davvero conto di come questo resoconto di viaggi sia anche per il lettore un vero e proprio viaggio. E come nella vita, ti accorgi solo quando arrivi alla fine del filo sottile che la percorre e del senso che aveva avuto. Una sensazione davvero particolare da ricevere da un libro.

Morale: anche un ubriacone squattrinato può creare capolavori. Ah no, questa era quella di prima. La morale vera è che negli anni cinquanta ‘sti americani sì che sapevano vivere.

Michael Chabon – The Amazing Adventures of Kavalier & Clay

E arriviamo finalmente alla più grossa delusione.

Erano anni che aspettavo di leggere questo romanzo, che nel mio paese sembrava scomparso e che la mia pigrizia mi impediva di acquistare per il Kindle. Dopotutto dovevo comprarmi tutta la serie di Malazan anche per e-reader, mica mi rimanevano soldi per altro.

Quando l’ho trovato sullo scaffale di una libreria di Melbourne a poco prezzo non ho quindi esitato e l’ho buttato nel carrello, tenendomelo come ultimo nella lista di quelli da leggere per poterlo apprezzare di più. Dulcis in fundo, no?

Salta fuori invece che alla fine è stato più come bere una tazza di cicoria, solo che la cicoria più ne bevo, più mi piace, mentre Kavalier & Clay più lo leggevo, più speravo stesse per finire. Le recensioni che avevo letto ne parlavano come di un capolavoro e io mi sono lasciato ingannare. Anche qui un romanzo lungo, che attraversa anni di vita dei due protagonisti, e che all’inizio sembra affascinante e coinvolgente, ma che poi diventa pesante.

Per ogni cosa che deve raccontare c’è un flashback di almeno due pagine, anche per le più stupide. Quando potrebbe semplicemente dire a Rosa piaceva il whisky, Chabon preferisce invece dire Rosa era stata introdotta al whisky dal nonno ubriacone che le metteva il liquore nel biberon… e avanti così per pagine e pagine. Tutti flashback completamente inutili ai fini della storia o della caratterizzazione dei personaggi, ma che probabilmente (come ho letto in un’altra recensione) inseriti solo perché faceva “stiloso”.

E poi avanti, allungando il brodo fino a farti desiderare che le pagine che vedi ancora da leggere siano tutte bianche. Per non parlare dei personaggi che si comportano in maniera incomprensibile, hanno reazioni insulse e che sembrano ragionare col culo, quando ragionano.

Nah, Michael Chabon ha fatto di meglio, io credo…e anzi spero, perché ne ho un altro suo nell’e-reader che mi aspetta.

Morale: il caro Forrest aveva ragione. La vita (e un libro) è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quel che ti aspetta. Puoi anche guardare dietro se c’è scritto qualcosa che ti dia indizi sul contenuto, ma non sempre trovi qualcosa, e se anche trovi, non sempre quello che è scritto ti dice cosa davvero ti aspetta.

Tutta questa esibizione inutile di filosofia per dire che la prossima volta tenterò di essere più attento nelle mie scelte, sapendo comunque che non servirà a niente.

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