I ricordi mordono

campfire-984020_1920Due fatti scollegati. O forse no.

Ieri sono andato a camminare e mi sono fatto qualche chilometro con una mia amica, chiacchierando.

Qualche giorno fa ho buttato via un po’ di cose vecchie e svuotato un po’ di scatoloni.

Il leitmotiv? Tuffarsi nel mare dei ricordi.

Ora, uno potrebbe dire che “il naufragar m’è dolce in questo mare”, ma se lo dicesse davanti a me lo prenderei a schiaffi. Non è dolce il mare dei ricordi. Se stai pensando ad una spiaggia della Sardegna e all’acqua cristallina e fresca, beh, hai sbagliato analogia.

Quando ti tuffi nell’oceano della memoria, è più come se fossi di notte nel Mar dei Sargassi, a bordo di una nave pirata, durante una battaglia, e mentre tutto attorno a te infuria una tempesta. Stai combattendo da solo, nel fumo, nella confusione e nel sangue. Hai finito la polvere da sparo, e ormai la tua sciabola è spezzata e inutile. Ti tieni in piedi per pura forza di volontà, e non sai per quanto tempo ce la farai ancora: è in quel momento che vieni colpito alla spalla da un proiettile vagante, perdi l’equilibrio e precipiti tra i flutti. Ed eccoti lì, sbattuto da onde grandi come montagne, con il dolore che ti attraversa tutto il corpo, e tu che non capisci neppure cosa stia succedendo, solo che devi tenerti a galla e tentare di non affogare.

Ecco, questo è il mare dei ricordi, non la Costa Smeralda.

Se i ricordi sono brutti, il dolore è diretto, come un pugno al viso che spacca le ossa. Il fidanzato che ti ha lasciato, la ragazza che ti ha cornificato, l’amico perduto, l’incidente. Ti appaiono nella mente e senti subito la fitta allo stomaco.

Se i ricordi sono belli, il dolore invece è subdolo. E’ come un assassino che ti arriva alle spalle e, mentre tu sei ancora lì col sorriso sulle labbra, ti infila un coltello tra le costole, sorridendo anche lui mentre la lama ti entra nel cuore.

Lo so, è bello quando ti ritrovi con gli amici a rievocare le cazzate che avete fatto, le avventure, le serate a fare festa e le giornate a smaltire le sbornie. Ma dietro le risate, dietro i sorrisi, la senti quella sensazione strisciante che non capisci bene cosa sia? E’ il coltello dei ricordi, e il suo nome è malinconia. Quando, per sbaglio o apposta, riemergono memorie dal passato, se sono belle è quasi peggio di quando sono brutte.

Se i ricordi sono brutti quello che la tua mente fa in automatico è gettarli nel pozzo più profondo che ci sia e lasciarli là a marcire, decomporsi e poi sparire. Che poi spariscano davvero è un altro discorso, ma la speranza è l’ultima a morire. E se anche dovessero tirare fuori il loro brutto muso, la tua reazione sarà quella di ricacciarli a forza nel dimenticatoio, facendo finta nemmeno esistano.

Se invece i ricordi sono belli, sarai tu stesso a lasciarli entrare. Dopotutto che male possono fare? La festa a cui hai conosciuto il tuo attuale ragazzo. Il viaggio in auto nella Provenza francese. L’università. La quarta superiore. Che bei tempi. Peccato che ognuna di quelle belle cose abbia un lato affilato che non vede l’ora di ferirti. Quel party in cui hai conosciuto il tuo ragazzo? Sono trascorsi anni ormai, e le cose con lui non sono più così eccitanti, così romantiche. Il viaggio in Francia? Era con la tua ex, quella che ancora ha il tuo cuore infranto fra le sue mani. È lì che l’onda del dolore arriva e l’unica cosa che puoi pensare di fare è non affogare.

E se anche non ci fossero lati affilati, e fossero davvero stati solo bei tempi? L’università. La quarta superiore. Le feste pazze in discoteca. Lì invece quello che arriva è il subdolo coltello della malinconia. Bei tempi, sì. Bei tempi passati. Ora sei più vecchio, più cinico, e mai più rivivrai momenti del genere. Sognatelo. Se ci riprovassi non sentiresti lo stesso sapore, e quello che ti rimarrebbe sarebbe dell’amaro in bocca ancora peggiore di prima. Prova a trent’anni a fare le stesse feste che facevi a venti, se ne hai il coraggio. Oltre ai postumi che ti porterai dietro per una settimana, non sarà nemmeno lontanamente selvaggio e divertente com’era ai vecchi tempi. Solo per dirne una.

Quindi quando qualcuno mi parla del dolce mare dei ricordi io lo prenderei a scarpate per il semplice fatto che qualsiasi tua memoria è garanzia di dolore, in una maniera o nell’altra.

Perciò che fai? Ti chiudi in una stanza e rimani lì, da solo, in maniera da non avere nessun ricordo e niente che possa rischiare di farti soffrire?

No, quello che devi fare è proprio il contrario: tu devi creare più ricordi.

Potrebbe sembrare un controsenso rispetto a tutto quello che ho detto finora, ma in verità non lo è. Se senti malinconia al solo pensiero delle cose belle nel tuo passato è perché il tuo presente ti sembra peggiore di quel che ti sei lasciato dietro. E che sia vero o no, l’unica maniera di lasciartelo davvero alle spalle è fare in modo che il tuo presente sia sempre migliore del tuo passato. Quello che intendo è che non devi rimanere a pensare a che figata quando eri in Erasmus (peccato che adesso sei uno stagista chiuso da mesi in un ufficio del cazzo), e che bella la gita di quinta superiore (peccato che adesso saranno cinque anni che in ferie non vai più lontano di Jesolo).

box-1209969_1920Il segreto invece è prendere e fare qualcosa di bello del tempo che hai, cosicché tu non abbia nemmeno la possibilità di perderti in paranoie pensando al passato, e nessun motivo di ritenere che il tuo presente faccia schifo. Vivi di più, fai di più, e non avrai motivo di avere rimpianti, perché starai sempre creando qualcosa di bello per te stesso e chi ti sta attorno. Il coltello della malinconia si spezza, contro un’armatura fatta di sempre nuove esperienze. Sono i vecchi ricordi che possono fare male: creandone sempre di nuovi e saranno loro stessi a proteggerti contro gli altri.

E per l’amor del cielo, smetti di guardare dentro gli scatoloni con la roba vecchia: è come andare in cerca di rogne.

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