Disadattati

Ci sono argomenti più difficili di altri di cui scrivere.

Ci sono argomenti più difficili di altri anche solo a cui pensare.

Una delle mie ultime letture è stata Ivan di Marco Diamantini, cantante e chitarrista dei Cheap Wine, rock band di Pesaro che si autoproduce dischi capolavoro da più di vent’anni. Se anche solo una cosa dovesse rimanervi di questo articolo, fate che sia il nome di questa band: non ve ne pentirete.

Ivan è il primo romanzo di Marco, e racconta una storia che lui stesso definisce essere un “noir on the road”. Il racconto fila via liscio come l’olio: la narrazione ti conquista, la suspense e la curiosità su cosa succederà dopo sono sempre presenti e il protagonista è ben tratteggiato. È proprio in questo che Marco spicca, nel mostrare cosa succede dentro alla mente di un uomo spinto oltre dalle circostanze. Oltre il comune vivere, oltre il comune sentire, oltre il comune sistema nel quale esistiamo ogni giorno. Si capisce come mai sia “parzialmente autobiografico” da quanto diventa facile immergerti nei pensieri del protagonista, immedesimarti in quello che succede nella sua testa, nel suo mondo.

E il suo mondo non è facile. L’atmosfera rimane cupa in ogni momento, e (come suggerisce Marco stesso) Beggar Town dei Cheap Wine è l’album che più si adatta all’ascolto durante questa lettura.

Non andrò a parlare della trama, perché è qualcosa che va scoperto, e che, nel suo essere un thriller, attraversa più volte i confini tra realtà, delirio e sogno. Il libro però è anche un’occasione per Marco di proporre alcuni temi, anche scomodi, agli occhi di chi magari non aveva mai avuto occasione di rifletterci. L’ingiustizia del sistema di vita attuale, la società e i suoi tentativi di omologare tutto e tutti, il grigio di una vita passata ad inseguire sogni altrui per poi vedersi lasciati a casa, l’impotenza del ritrovarsi senza lavoro in un mondo in cui il lavoro è divinizzato e in cui trovarsi senza denaro significa la fame.

Ma soprattutto il tema principale, a mio avviso, rimane quello dei disadattati: quelle persone che non vogliono (o non possono) adattarsi davvero a questa società, a questo sistema di vita.

È facile riconoscerli, quando li incontri perché lo senti subito che c’è qualcosa di diverso in loro, anche se molti sono i modi di essere un disadattato. In Ivan il protagonista esprime appieno un tipo particolare di difficoltà, infatti. È quella difficoltà che prova chi (purtroppo?) sente troppo, pensa troppo, dubita, si fa domande su se stesso e sul sistema in cui vive. E che spesso arriva poi alla conclusione che la vita cosiddetta “normale” a cui tutti si adattano non fa per lui, perché non è giusta. Che non accetta l’ipocrisia delle persone. Che vuole vivere a modo suo, in faccia al mondo.

E, in Ivan, scopri appieno cosa succede quando però il mondo ti schiaccia.

Come reagisce il protagonista a questo è proprio la storia del libro, ma il tema dei disadattati è quello principale perché, a suo modo, ognuno dei personaggi del libro lo è, e deve trovare il suo sistema per poter sopravvivere.

Esattamente come accade nella vita reale, dopotutto. Ed è qui che vorrei allargare il discorso, perché è qui che entra in gioco la parte del “parzialmente autobiografico” che rende così vero, così forte, così necessario questo libro.

Molti di questi disadattati sono infatti quelli che definiresti Artisti. Quelli che vedono il mondo in maniera diversa dagli altri, quelli che lo sentono in maniera diversa. E che decidono che lo vivranno a modo loro, esprimendosi attraverso la loro Arte. Quelli di loro che ce la fanno sono quelli che hanno avuto la capacità di unire il loro talento a una serie di colpi di fortuna. Questo li ha portati a crearsi un mondo a parte, uno in cui vivere a loro modo e ad essere anche più o meno felici. Che poi questo sia del tutto vero è un altro discorso: magari dovremmo chiedere a Kurt Cobain quanto felice era. O a Amy Winehouse. O a Chris Cornell. O a Ernest Hemingway.

Ma alcuni ce la fanno, ad essere felici. Alcuni ce la fanno a crearsi il loro posto nel mondo. Anche senza guardare a livelli “Lady Gaga”, basti pensare a tutti quelli che più o meno sbarcano il lunario con la loro Arte, che riescono, almeno in parte, a vivere il loro sogno, che ce l’hanno fatta, come si dice.

Il problema è che, anche contandoli tutti, rimangono pochi.

Per ogni Picasso riconosciuto e apprezzato anche in vita, ci sono dieci, cento Van Gogh, che verranno apprezzati solo dopo morti, o che svaniranno completamente nell’oblio dopo una vita di difficoltà, o che lasceranno perdere, spezzati una volta di troppo.

Perché vivere secondo le proprie regole non è sempre un successo. Non accettare compromessi non è garanzia di farcela. Ed è qui che entra in gioco l’amarezza profonda che si sente in Ivan. A volte in modo esplicito, a volte in modo solo suggerito, si vede come il protagonista rifiuti in toto il comune vivere, per l’ingiustizia che ne è parte integrante, per la mancanza di un senso reale. Questo è parte del motivo per cui all’inizio la sua situazione è quella che è, e questo è quello che lo spinge verso modi alternativi di vivere. Il mondo gli ha chiuso tutte le porte in faccia, e lui deve trovare la maniera di andare avanti.

Il mantra di questi ultimi anni, per pagine motivazionali, guru, influencer e gente simile, sembra essere quello del “segui il tuo sogno”, del “vai all-in”, del “buttati”, del “molla tutto e dedicati alla tua passione”.

Ecco, questo è quello che c’è dall’altra parte del “be yourself, follow your dreams”: se sei davvero diverso, se sei davvero oltre a quello che il resto del mondo è, che vuole, e che premia, questo è quello che succede. O cerchi il tuo compromesso e magari riesci a trovare così anche la tua maniera giusta per vivere, oppure il mondo tenterà di buttarti giù, di ammazzarti, di ingrigirti, di spezzarti addosso a quelli che sono i tuoi valori e il tuo vero modo di essere.

Il mondo fa finta di volere che tu sia te stesso, che tu esprima la tua vera essenza, che tu cerchi la tua vera felicità. Ma se il tuo vero essere o il tuo sogno non rientrano all’interno degli standard previsti, se non vuoi seguire le vie giuste, quelle approvate, beh, allora il mondo tenterà di ucciderti.

Se non ti pieghi, se non ti vendi, se non compri le tue opportunità, se non lecchi, se non ti comprometti, se rimani puro nel tuo intento, il sistema non ti vorrà davvero accettare. Troverai sulla tua via ogni sorta di ostacolo e di difficoltà, di persone contrarie, di strade sbarrate. E questo potrebbe piegarti, potrebbe distruggerti. Poi, se per caso in qualche modo, ce la farai lo stesso, ognuno di loro e il sistema stesso sarà pronto a leccarti il culo e a dire che era sempre stato dalla tua parte, aveva sempre amato il tuo lavoro, è felicissimo di vedere che sei finalmente apprezzato come meriti.

Rimanere puri nel proprio essere è difficile, se non si è e non si desiderano le stesse cose di tutti, se ci si allontana dalla retta via del mondo consumista. Ed è per questo che molti cercano un compromesso, per poter sopravvivere meglio in un sistema così refrattario all’individuo diverso.

Cerchi un compromesso, accetti di fare cose che non faresti, ti pieghi, il meno possibile, ma ti pieghi, in modo da non spezzarti.

E quando incontri uno di questi disadattati, che invece non ha mollato, non si è piegato, non ha ceduto contro il mondo, quello che provi è complicato. Provi invidia, perché lui è stato più forte di te, è andato avanti per la sua strada, per quanto difficile. Provi senso di colpa, perché tu invece hai lasciato indietro una parte di te stesso, hai rinunciato a un tuo sogno.

Provi dolore, perché sai quanto pesante sia la strada che ha scelto, sai quanti colpi ha preso dalla vita e quanto dolore e tristezza e ansia e angoscia abbia provato, quanta ne provi e quanta forse ne proverà ancora. Sai quanti rifiuti abbia subito e subisca per il solo fatto di essere quello che è. Lo senti nella tua anima e ti spezza il cuore, perché anche tu una volta eri così e lo senti dentro di te, ogni colpo che riceve.

E dall’altra parte però provi ammirazione. Provi orgoglio. Vedi cos’è la vera gloria.

Perché la gloria non è una squadra di fottuti milionari che corrono dietro a un pallone e vincono un fottuto campionato truccato.

La gloria è chi affronta la tempesta a testa alta, non senza paura, ma nonostante la paura. Chi affronta il mondo e le difficoltà e il dolore e la solitudine di questa strada e va avanti lo stesso, perché quella è la sua strada. E magari ne esce vincitore. O ne esce sconfitto. Questo non è importante: ha affrontato i suoi demoni, ha affrontato il mondo esterno, ed è andato avanti, nonostante tutto.

Raggiunge il successo? Sarà osannato anche dalla massa.

Non lo raggiunge? Questo nulla toglie al suo valore: ricordiamoci di Van Gogh.

Ci sono quelli che nemmeno si rendono conto di essere a questo mondo e sono semplicemente lì, facendo quello che fanno tutti, e passando giorno dopo giorno a essere solo spazio occupato da materia. Di questi non mi interessa parlare.

Ma la cosa divertente è proprio questa: a ben guardare gran parte della massa omologata, il sistema conformista, il grigio che vuole divorare tutto e tutti, è fatto di individui. E ognuno di questi individui, di queste persone non è massa. Ognuno ha le sue particolarità, i suoi sogni, i suoi pensieri. Ma ci rinuncia per aggregarsi a un’ideale gregge che nemmeno esisterebbe se non fosse per la paura di rimanere soli. Ognuno rinuncia a una parte di sé per essere massa, chi più e chi meno. Ed è per questo che c’è così tanta cattiveria verso chi invece non rinuncia: perché ogni loro passo è un indice teso verso i sogni che abbiamo smesso di inseguire e le parti di noi che abbiamo soffocato, perché non adatte al sistema.

Molti di noi, dentro, nel profondo, dove non metteremmo il naso neanche morti, nascondono anche a se stessi certe verità e certi lati non allineati al mondo. Molti di noi hanno combattuto, nascosto, rifiutato di seguire il proprio vero Sé, perché farlo avrebbe potuto significare sofferenza, solitudine e fatica.

La parola disadattati è brutta e spesso è anche scorretta. Tante volte l’unico tratto particolare di queste persone è che sono le uniche persone vere che potrai trovare: sono vere con il mondo, ma soprattutto sono vere con se stesse. È per questo che la loro vita è così difficile: perché si rifiutano di seguire un modo di vita che vedono che per loro non va bene, perché provano ogni giorno ad essere fedeli a se stessi, ai loro valori, ai loro pensieri.

Ed è per questo stesso motivo che ognuno di loro merita il mondo e merita di essere sostenuto sempre nel suo intento e nei suoi sogni. Perché sono gli unici con il vero coraggio di essere chi sono.

Ecco, a tutto questo mi ha fatto pensare Ivan: alla difficoltà di chi prende colpo su colpo dal mondo, ma resta in piedi perché il suo sogno deve rimanere vivo.

A chi rimane puro, a chi continua a seguire la sua via, a chi ogni tanto ha paura di stare sbagliando tutto, a chi sente il mondo contro, a chi prova dolore perché sente e vede troppo, a chi affronta tutto questo e non si piega fino a diventare cinico, a mollare, a diventare grigio o cattivo, ma si tiene stretto la propria anima pura: onore a voi!

Non abbiate timore: non siete soli.

Se vi è venuta voglia di leggere Ivan lo potete trovare (insieme ai famosi dischi capolavoro di cui vi parlavo) nel sito dei Cheap Wine: www.cheapwine.net

Fate un favore a voi stessi: supportate l’Arte… e supportate quel conoscente, quell’amico, quel parente che vi sembra strano, che vi sembra per aria, che sta sempre a inseguire una cosa impossibile.

Salverete lui/lei, ma anche un pezzo della vostra stessa anima.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *