Compromessi

Oggi

– Dagli qualcosa, non fare il tirchio! –

– Ma dai, cosa vuoi che gli dia che poi sono sempre i soliti, e sono tutti parte della stessa rete di barboni che poi porta i soldi alla mafia.

– Ma cosa dici? Dagli due euro almeno!

– Sì, così poi se li beve.

Fa finta di non sentirli, sotto la sua coperta di lana e giornali, seduto sullo spicchio di marciapiede meglio coperto dalla pioggia di tutta la strada. Avrebbe preferito essere sotto uno dei numerosi portici della città, ora, ma anche tra barboni c’è una gerarchia e lui si trova proprio alla base. I posti migliori sono stati già tutti presi da quelli che effettivamente fanno parte della rete di Antonio, e lui quindi ha dovuto accontentarsi di quello che ha trovato. Niente di male, comunque. Ci sono state volte in cui anche quell’angolo coperto era già stato preso.

I due intanto si sono decisi e gli mettono qualcosa nel piattino. Lui abbozza un ringraziamento senza nemmeno alzare gli occhi, fingendo di non guardare quanto gli hanno messo (cinque euro, alla fine!) e aspettando se ne vadano per contare a quanto è arrivato oggi.

Non se ne vanno.

– Ehi tu, ehi, ehi, guardami. –

È la donna a parlare. Il barbone alza lo sguardo, con fatica. Che cazzo vuole questa, ora?

– Mi puoi dire come ti chiami? Il tuo nome? Io sono Marissa e questo è Roberto.

Non le risponde, ma abbassa di nuovo lo sguardo. Scarpe da almeno duecento euro, quelle. Anche il cappotto sembra costoso, ma è fuori da quei giri da un bel po’ e non saprebbe più nemmeno riconoscere una marca dall’altra.

– Ehi, dimmi come ti chiami. Your name, please? Nome? Nomme… Robi, come si dice in spagnolo?

– Ma lascialo stare! Non vedi che vuole essere lasciato in pace? Gli hai dato i tuoi soldi, ora basta, andiamo.

Ma lei non molla. Si accuccia davanti al senzatetto e gli ripete:

– Mi dici come ti chiami? Non vogliamo farti del male. Vogliamo solo aiutare, se possiamo.

Il barbone si decide e risponde:

– Mi chiamo Armando. Grazie per la sua offerta. Sono a posto così. Grazie. Grazie.

Lei non si lascia distogliere, forse proprio per la contrarietà di suo marito. Ha deciso che questo è un barbone da salvare e, quantevveroiddio, sarà salvato.

– Armando, li vorresti altri cinque euro?

8 anni prima

– Io non ci credo.

– A cosa?

– Cioè, mi sono laureato due giorni fa e mi svangano già le palle sul fatto che non sto cercando lavoro in maniera abbastanza aggressiva.

– Beh, in verità ormai è passato un mese…

– Sì, ma tra una roba e l’altra, lo sai come vanno ‘ste cose. Devi un attimo sfogare tutto lo stress, prima, e poi puoi dedicarti bene alle altre cose. Mi sono iscritto all’Ufficio di Collocamento, e anche a un paio di agenzie, sai.

– Sì sì, lo so, è che ti dico che i tuoi probabilmente si preoccupano un po’ per te e basta. Devi capirli.

– Capisco, eh, ma devono rilassarsi…

Andava avanti così da un’ora, ormai, e Armando si era stufato di sentire parlare il suo giovane amico. Ventotto anni, appena laureato per il rotto della cuffia, e già a lamentarsi. Dopotutto, se sei onesto con te stesso, quando ti laurei a una di quelle interfacoltà di Scienze Politiche sai che resterai disoccupato finché non ti adatti a fare tutt’altro rispetto a quello che hai studiato. Ma lui aveva il culo parato dai suoi, se la sarebbe cavata comunque, lamenti o no.

Armando lo lasciò parlare e parlare, mentre dentro di sé altri pensieri continuavano a girare, gli stessi che da un po’ gli pesavano addosso ogni giorno. Ventotto anni anche lui, un futuro davanti, ma l’impressione sempre più forte che niente di tutto quello avesse un senso.

Lui il lavoro ce lo aveva, e non gli andava neppure male dal punto di vista economico, anche se era solo impiegato in uno studio di commercialisti. Aveva anche il suo bel giro di amici, i suoi passatempi e ogni tanto anche qualche ragazza, seppure finora non avesse trovato quella giusta per sistemarsi.

Non gli andava male, no. Però dentro di lui una domanda in particolare continuava ad agitarsi: dov’è il senso di tutto questo?

Ok, lavoro più o meno sicuro, auto tua già pagata, casa carina in affitto, ma solo finché non trovi la ragazza seria con cui sistemarti e poi te ne compri una, amici, hobby: e allora? Cioè, alla fine di tutto è solo questa la vita? Non c’è niente di più che vivere, lavorare, distrarsi, andare in pensione e morire? Sempre se ti va bene e in pensione ci vai. Magari muori prima. Dov’è il motivo per andare avanti in tutto questo?

Una volta c’era Dio, e quello era il senso attorno a cui girava tutto. Oppure le ideologie, fascismo o comunismo, per cui combattere e che davano un senso più grande alla vita. Ma adesso, che cosa poteva dargli un senso più grande per cui vivere? U nuovo smartphone? Il prossimo reality? Il posto di lavoro?

Questo era il genere di pensieri che gli attraversava la testa in quel periodo, e da cui non ne usciva. Se era solo quello il senso, qual era il senso di tutto?

La crisi che attraversava in quel periodo non accennava a passare. La sua famiglia non era d’aiuto: i suoi, entrambi bancari, non avevano riuscivano a capire da dove arrivasse tutta questa irrequietudine. Perché non poteva trovarsi una brava ragazza, sistemarsi e tranquillizzarsi? Tenersi stretto il suo bel lavoro, farsi delle belle ferie ogni tanto e fare qualche figlio prima di essere troppo vecchio lui e troppo vecchi loro per godersi i nipotini.

Nemmeno i suoi amici erano d’aiuto: nessuno riusciva a capire questa spinta, questi dubbi. Tutti gli raccomandavano la sicurezza e al massimo di continuare a fare festa insieme, finché non fosse arrivato il momento di mettere la testa a posto. Anche mai, visto che mica era obbligatorio farlo.

Fu così, che alla non-più-così-giovane età di ventinove anni, Armando si licenziò e partì per il Sudamerica.

Oggi

Marissa non si era data pace finché non lo aveva convinto a frequentare il rifugio per senzatetto più vicino alla sua parte di città. Si era anche presa carico di andarlo a trovare, almeno una volta alla settimana. In quelle occasioni gli raccontava cosa facevano loro, e tentava di tirargli fuori qualcosa, di capirlo.

Inizialmente molto restio a risponderle, Armando pian piano aveva iniziato ad aprirsi e ad intavolare in verità delle serie discussioni con lei.

– Marissa, ma perché mi vuoi aiutare a tutti i costi? Di tutti i barboni che potrebbero aver bisogno di te, perché proprio io? Io ho scelto di vivere così, lo capisci?

– Beh, nella tua situazione non puoi dire di aver scelto nulla, perché scegli qualcosa solo quando hai la possibilità di fare altro, non quando sei obbligato a vivere sotto un ponte.

– Ho scelto anche quello, sai. Ho scelto io di abbandonare il tipo di vita che fai tu, che fa tuo marito, che facevano i miei, proprio per non finire come voi. Non lo capisci che il sistema ti sta mangiando viva? Io non voglio finire così.

Marissa a questo si era un po’ innervosita.

– Finire come, scusa? Ho un marito con cui vivo benissimo, tre figli grandi, una casa mia e una pensione dignitosa. Io vivo bene, non lo definirei proprio uno scenario da incubo.

– Certo. E fammi indovinare: il garage doppio per ospitare le due auto, il giardino grande, ma non troppo. Il cane. I figli. I ritrovi con le amiche. Le cene al ristorante, rigorosamente il sabato o la domenica. Il centro commerciale. Il cinema. Ogni tanto perfino a ballare qualche sera. Sbaglio?

Lei sembra un po’ scossa, a sentirlo parlare così, ma non demorde.

– E anche se fosse? Che ci sarebbe di male? Che poi comunque il cane non ce lo abbiamo.

– Niente di male, ma nemmeno niente per cui uno possa voltarsi indietro e dire sì, ho vissuto davvero, c’è stato un senso dietro a tutto quello che ho fatto nella mia vita.

– Perché tu invece lo avresti trovato il senso?

– No, appunto. Un senso non c’è a tutto questo. Di sicuro non è il conformarsi al sistema in tutte le sue più peggiori declinazioni che te lo dà.

– Ma di quali declinazioni parli? Noi non abbiamo mai fatto nulla di male in tutta la nostra vita. Anzi, quando possiamo aiutiamo anche la povera gente. Vedi con te, per esempio.

– Con me, che non volevo nulla. Beh, visto che parli tanto, se vuoi te lo dico io che cosa fate di male, solo per essere parte di questo sistema.

– Dimmi, allora.

Armando però si zittisce, perso nei suoi pensieri.

6 anni prima

Era passato un pezzo da quando se n’era andato dalla sua città, dalla sua famiglia, dalla sua zona.

Inizialmente si era anche tenuto in contatto con i suoi, poi aveva deciso di andare completamente Into the Wild e aveva buttato via smartphone e documenti mentre si trovava in Cambogia. Si era presto pentito della sua mossa, dimentico del fatto che per attraversare i confini i documenti servono eccome.

La sua irrequietudine non si era ancora ammansita, nemmeno dopo due anni di viaggi al limite della legalità, lavorando quando serviva, spostandosi e vedendo e scoprendo e conoscendo e parlando. Il Senso più grande di cui era alla ricerca gli sfuggiva ancora. In compenso apprezzava sempre meglio cosa davvero fosse l’ingiustizia sociale, la differenza tra Nord del mondo e Sud del mondo. I suoi viaggi in Asia e poi in Africa gli avevano mostrato interi paesi sfruttati al limite delle loro possibilità, ambienti devastati, uomini, donne, bambini allo stremo.

L’impotenza di fronte a tutto quello che vedeva era immane. Era quello dunque il prezzo perché nel Nord del mondo la gente potesse godersi lo smartphone nuovo, il televisore nuovo, le scarpe nuove, perché potessero girare nei loro SUV dai colori brillanti, perché potessero fare shopping e vivere e ridere e sfoggiare l’ultimo abito di Prada e tentare di riempire il vuoto della loro vita con finti riempitivi dalla vita breve?

Il Senso continuava a sfuggirgli, la vita continuava a mostrargli disperazione e difficoltà e tristezza, e Armando ad un certo punto smise di cercare.

Se quello era il frutto amaro che gli presentava la sua esistenza, tanto valeva che smettesse di provarci, smettesse con tutto.

Fu così che dal viaggiare passò al vagabondare.

Dal vagabondare passò all’accattonaggio.

E, piano piano, fu così che tornò a casa.

Oggi

Fu questa mancanza di Senso che tentò di spiegare a Marissa, senza trattenere nulla dello schifo che provava per la vuotezza delle vite “normali”, mostrandole come ogni scelta fosse comunque prevista nel Sistema, e che la fuga era quasi impossibile.

– Ecco, vedi, quello che faccio io è la cosa più vicina all’uscire dal Sistema che potrai trovare. È vero che così vivo giorno per giorno, che mi affido agli altri per sopravvivere, ma è anche vero che sono meno “pesante” possibile, che le mie scelte sono meno dannose possibili per il mondo.

Marissa non lo stava più guardando negli occhi, ma quando sentì queste parole, rialzò lo sguardo.

– Quindi tu fai il parassita della società, ti fai mantenere dalle elemosine degli altri, e saresti meno “pesante” per il mondo?

– Certo, io non acquisto cose inutili, non ho l’auto, vivo dove capita e non ho impatto su niente. Non vado in cerca di popolarità sui social, non mi vendo ad un’azienda perché prenda il mio tempo, l’unico tempo che avrò mai, per passarlo dietro a una scrivania o a una macchina, schiavizzato senza alcuna possibilità di scappare. Non sono schiavo di quello che dovrei fare, di come dovrei comportarmi, di come sarebbe meglio essere per avere successo nella vita. Io sono io, e il mio successo è semplicemente poter vivere come voglio, cioè così.

– E così non sei schiavo lo stesso? Se non c’è via d’uscita dal Sistema di cui tu tanto parli, tu adesso non ne sei comunque una sua parte integrante? E per di più che vive alle spalle degli altri… “normali”?

Armando rimase paio di secondi senza parlare, poi riprese.

– C’è un certo grado di compromesso in quello che faccio, in quello che sono, lo so. Purtroppo non è possibile scappare al Sistema totalmente, ma questo è quello che sono riuscito a trovare di più vicino alla mia idea di fuga. Io così sono felice, non ho pensieri e non ho preoccupazioni oltre a quelle di dove dormire e dove trovare da mangiare. Non sono stressato dal lavoro, non sono obbligato a prostituire i miei valori per mille euro al mese, non devo perdere parte della mia vita per poter mantenere una vita falsa in un sistema che aborro. Sono sereno, lo capisci, lo vedi?

Marissa poteva vedere che quello che le diceva era vero, ma andava contro a tutto quello in cui credeva, ai suoi valori, alla fiducia nel duro lavoro, nella società.

– E non hai mai pensato che avresti potuto renderti indipendente in un modo che non vada a sfruttare nessun altro, e rimanere comunque fedele ai tuoi principi?

– No, non è possibile, lo so.

– Eppure guarda me: io sono un’ex insegnante e mio marito è un ex bancario. Non abbiamo mai sprecato soldi, non abbiamo mai sfruttato nessuno, e se anche qualche compromesso lo abbiamo dovuto fare, abbiamo sempre tentato di aiutare gli altri. Non pensi che questa potrebbe essere una vita “di compromesso” migliore della scelta di fare il barbone? Almeno sei indipendente nelle tue scelte, e puoi scegliere come non pesare né sulla società, né sull’ambiente.

– Non è possibile, ti ho detto.

Discussioni come questa avvenivano ogni volta che Marissa lo andava a trovare, finché ad un certo punto non decise di provare un altro approccio e non gli portò un libro sull’economia sostenibile. Quello successivo fu sul green marketing e dopo di quello passò alla formazione più accademica.

Armando si trovò, suo malgrado, vittima della sua mente, ancora giovane e affamata di nozioni e curiosa del mondo. Divorò i libri che Marissa gli portava, imparando e imparando, per poi trovarsi a chiedersi perché non esplorare davvero qualcuna di quelle branchie del sapere che sembravano così interessanti.

Nonostante ciò che diceva, la vita in strada lo stava iniziando a deprimere, e quando gli offrirono di ripulirlo e ospitarlo perché si iscrivesse ad un corso professionalizzante, Armando accettò. Tutto ciò era contro i suoi principi, ma dopo anni di vita in strada si disse che era solo un piccolo compromesso per cercare poi di fare del bene alla comunità e all’ambiente, non appena fosse stato indipendente.

E come fa quasi ogni compromesso, anche questo lo ingoiò.

4 anni dopo

Marissa e Roberto erano appena stati a visitare Armando. Lui era stato interrotto da telefonate ogni dieci minuti, ma era sembrato contento di vederli. Il suo lavoro nell’immobiliare stava decollando e aveva grandi piani per il suo futuro. Soprattutto per la sua futura auto, visto che quella attuale non poteva più essere adatta ad uno che di mestiere fa il commerciale.

Era entusiasta, ma sembrava un po’ stressato e gli occhi erano irrequieti. Quando telefonava si muoveva gesticolando su e giù per la stanza che si era preso in affitto da qualche tempo. Sembrava sempre di più un vero uomo d’affari, e anche il suo atteggiamento rifletteva quella consapevolezza.

Era stata comunque una visita piacevole, e lui aveva ringraziato ancora una volta i coniugi di averlo riportato da questa parte della linea. Non avrebbe potuto continuare con la vita che faceva prima, non era possibile, e loro lo avevano salvato.

Ma allora perché durante il ritorno in auto Marissa sentiva un sapore amaro in bocca?

Sembrava più impegnato, più attivo, più forte… non più felice, però. I segni sul volto si erano approfonditi, gli occhi più infossati e lo spirito vivo che lo aveva così spesso animato durante le loro discussioni sembrava essersi spento. O essere stato asservito ad uno scopo più “produttivo”, il che forse era ancora peggio.

La serenità che una volta sembrava emanare era sparita, e mentre l’auto si allontanava, i dubbi continuarono a tormentarla.

Avevano davvero fatto bene a tirarlo fuori dalla sua vecchia vita? Avevano fatto davvero bene a riportarlo dentro a quello che lui chiamava il Sistema? Avevano fatto davvero bene a fargli accettare il compromesso?

Era stupido e si riprese anche solo per pensarlo, ma a volte le sembrava di avere assunto la parte del Serpente e di aver portato Armando di nuovo sulla strada della perdizione, quella in cui avrebbe perso la sua vera anima.

Che pensiero idiota.

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