Adesso basta

Photo by Doran

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Ti svegli, ti prepari, vai a lavorare. Pausa pranzo, poi ricominci a lavorare. Puoi stare un po’ di più stasera? Torni a casa che ormai è buio. Se hai figli li vedi col sole solo nel week end.

Vivi aspettando le sei. Vivi aspettando il venerdì. Vivi aspettando le ferie.

Poi arrivano le sei e però devi fare straordinari. Poi arriva il venerdì e in verità c’è bisogno che lavori anche sabato. Poi arrivano le ferie, batti le palpebre e sei di nuovo alla tua scrivania.

E tu sei uno degli stronzi fortunati. Ti senti perfino in colpa a non essere felice di questa vita. Pensa a quelli che un’occupazione non ce l’hanno.

Se non fosse che questa non è vita. Questo è fare altro aspettando di poter vivere. Dopo le sei. Nel week end. In ferie. Ma non adesso, adesso devi lavorare. Che poi, anche se fossi uno che va in ufficio solo cinque giorni alla settimana per otto ore al giorno, si tratta davvero solo di questo? Quanto tempo perdi per andare al lavoro? Quanto ne perdi per tutto il resto? Fare la spesa, pulizie, commissioni, tasse, burocrazia?

Hai tempo per il resto dopo che hai fatto tutto questo. Peccato che il resto sia te stesso, la tua famiglia, i tuoi amici, le tue passioni. E cioè quello che davvero dovrebbe essere la tua vita. Quello che davvero ha importanza. Non un fottuto report in excel.

Ma nel nostro sistema quello che ha importanza resta negli scarti del tempo. E tutti a dirti quanto sei fortunato che almeno tu il lavoro ce l’hai. Lo sai che hanno ragione, lo sai, eppure perché tutto sembra sempre più grigio? Perché niente ha più sapore? Sei una persona così orribile a non voler continuare così, a volere qualcosa di più, a volere un senso?

Questo è il piano: nasci, cresci, studi, lavori, ti fai una famiglia, vai in pensione, muori. E se? E se volessi anche qualcosa di diverso? Niente contro il fatto di avere un’occupazione, ma devi essere felice che questa occupazione impieghi tre quarti del tuo tempo così che quando ti lascia libero ti trovi ad essere stanco, stressato e depresso?

Non sono il primo a parlarne. Wandering Wil lo ha fatto e lo fa meglio di me. E a dir la verità un certo Chuck Palahniuk aveva esposto il concetto benissimo già vent’anni fa nel suo “Fight Club”. E perché? Perché sempre più persone si svegliano. Sempre più persone si rendono conto che questo mondo, questo sistema di vita, non ha senso, e oltre a ciò non dà alcuna felicità o soddisfazione. Segui quello che ti è stato detto di fare, vivi come ti è stato detto di vivere, ma dov’è la ricompensa nel fare tutto questo? Dov’è il senso? Dov’è la felicità che ti hanno promesso? Se sei fortunato hai una vita strangolata dal lavoro e che non ti dà nemmeno il tempo di goderti quello che hai. Se sei sfortunato stai lottando ogni giorno per poter sopravvivere, pregando di trovare lavoro, di fare abbastanza ore, di ricevere la mancia, piegandoti e strisciando pur di avere solo briciole. Ha senso tutto questo? E’ giusto?

Non lo è, per cui adesso basta.

Tenetevelo questo sistema malato. Tenetevi i vostri Iphone, le vostre macchine nuove, le vostre ferie a Sharm El Sheik. Non è lì la felicità, non è lì il senso che una Vita dovrebbe avere. Lì non c’è che il vuoto.

Nei tempi passati c’era un senso dietro a quello che facevi, dietro al lavoro per cui ti impegnavi. Lo facevi per la tua famiglia e per costruirti qualcosa di tuo, in primis, e questo non è cambiato. Ma nei tempi passati c’era qualcosa di più. Lo facevi perché la tua fede ti diceva che così ti saresti guadagnato il paradiso, lo facevi per rendere grande il tuo Paese. Questo è qualcosa che adesso si è perso. Per la maggior parte della gente non c’è più una fede o un’ideologia a dare un senso più grande alla tua vita. Quello che ti offre il sistema invece ora è qualcosa di infinitamente vuoto e inutile: vivi per lavorare, per poi consumare, per poi lavorare ancora, per poi morire.

Ognuno in teoria quindi potrebbe essere libero di cercare un proprio senso alla sua vita, no? Non proprio. Le pressioni che ricevi per rimanere nel solco prestabilito sono tremende e subdole, esattamente come lo erano una volta per quanto riguardava la religione. Niente di nuovo sotto il sole: bisogna pur tenere soggiogato il popolo bue, usando armi come quelle della paura e dell’ignoranza.

Questo comunque va bene alla maggior parte delle persone, non nascondiamocelo. Dover cercare un senso alla propria vita, da soli, è difficile. Richiede impegno. Quanto più facile è accettare supinamente ciò che arriva dall’alto, senza obiettare?

E’ per questo che sono cinico quando guardo al futuro. Sempre più persone si svegliano: seguono il solco, seguono il solco, e ad un certo punto però scappano fuori. Si accorgono di quanto vuota sia la loro vita. Si accorgono che vivere non è solo lavorare e consumare, ma altro. E che ognuno deve poter cercare cos’è il suo altro.

Sempre di più, ma non abbastanza, temo. Non abbastanza per innescare un vero cambiamento. Un vero cambiamento che non è solo necessario perché si abbia la possibilità di avere una vita più felice e completa, ma anche un mondo più equilibrato.

Perché noi, cari ragazzi del Primo Mondo, non dobbiamo dimenticare che ci sono centinaia di milioni di persone nel Terzo mondo che a malapena sopravvivono, e centinaia di migliaia che muoiono ogni giorno per guerre, povertà e malattie. Non dobbiamo dimenticare che l’ambiente, in ogni parte del mondo, sta andando a puttane, e che la via dell’autodistruzione è già stata imboccata da un bel po’. E tutto questo per le manovre e per le ricchezze di pochi, pochissimi, ma che noi contribuiamo attivamente ad aiutare, continuando ad alimentare questo sistema.

Per cui qui si parla di trovare la nostra strada non solo per la nostra felicità, ma per riuscire davvero a salvare il salvabile.

Cambierà qualcosa? Io non credo. Questo però non fa sparire la rabbia che mi fa dire adesso basta. Questo però  non toglie che si possa continuare a sperare e a fare quanto in proprio potere per migliorare le cose, in ogni maniera.

Adesso basta, cazzo.

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