Per chi vuole il Politically Correct ad ogni costo

L’altro giorno stavo per scrivere un pezzo sugli asterischi, sulla schwa e soprattutto sul politically correct.

Avrei parlato di quanto questa solfa di non offendere nessuno a tutti i costi sia ormai diventata aberrante, senza senso e un pericolo per la libertà di espressione e pensiero. Mi sarei preso gioco dell’idiozia di inserire * alla fine delle parole, per essere certi che nessuno si senta offeso (che poi, come lo pronunci?). Mi sarei scagliato con forza contro il guardare all’apparenza mentre i fatti vengono lasciati da parte, dimenticati. Avrei tuonato contro chi si fa queste seghe mentali e ha tempo da perdere per indignarsi di ogni emerita cazzata.

Avrei parlato di J.K Rowling, di Castelfranco Emilia, di Elliot Page, di mode mediatiche e di come vengono sfruttate per rincretinire la gente e per farsi vedere da politici e non, senza alcun interesse a trovare una vera soluzione ai problemi.

Avrei parlato di film e libri e della rincorsa al politically correct e al tentare di non offendere mai nessuno. Avrei parlato di chi non riesce a capire che un’opera d’arte è sempre creata in un contesto e bisogna comprenderlo. Di chi non riesce a capire che se io scrivo un libro e un personaggio è un razzista che chiama “sporchi negri” tutte le persone di colore, magari sto solo rappresentando il personaggio, anche se io che scrivo non sono razzista. Magari, eh.

Avrei parlato della cazzata immane di quelli che adesso si sono svegliati e si lamentano e si indignano (che vi venga il cagotto) perché se un personaggio è gay, l’attore che lo interpreta deve essere gay (si può dire gay?). Se io scrivo di donne, devo essere una donna. Se parlo di persone di colore, devo essere di colore. E tanti saluti alla creatività e alla libertà espressiva e all’empatia.

Avrei parlato delle etichette idiote che mettono prima di film come Via col Vento che ti devono aiutare a contestualizzare che se c’era una serva nera, non è perché pensiamo che i neri debbano essere dei servi, ma perché a quel tempo si usava così. Ma no, davvero?

Avrei pontificato, azzannato, tentato di far capire che il rispetto è una cosa, le cazzate un’altra. I fatti VS. le chiacchiere. L’azione VS. l’apparenza. I problemi da Primo Mondo VS. i veri problemi. Cosa fa quello che rompe le palle (e con quello intendo anche quella, perché in italiano il maschile è inclusivo, cazzo, e non ha il minimo senso scrivere quell*) con i suoi continui indignarsi VS. cosa dovrebbe invece fare (muovere il culo e occuparsi di cose vere, non pare mentali).

Avrei parlato di chi passa il suo tempo a offendersi e indignarsi e di chi sfrutta problemi veri per fare la vittima e ottenere vantaggi personali.

Avrei parlato del fatto che, anche volendo, è impossibile non offendere nessuno, perché a quanto pare ci sono visioni contrastanti (e facilità di offendersi per cose opposte) anche tra chi professa il politically correct. Ti chiamo direttore o direttrice? Avvocato o avvocata?

Avrei parlato di chi non capisce che ci può essere una via di mezzo tra un fottuto fascista e un fottuto snowflake con pare mentali e tempo da perdere. Una via di mezzo che sa ragionare con la sua testa, tipo.

Avrei parlato del fatto che ormai, a parte in piccole sacche retrograde che andranno a morire a breve, oramai è evidente a tutti che le donne non devono più dimostrare nulla: siamo noi uomini a dover dimostrare di riuscire a restare al passo. Le persone più intelligenti e di successo che conosco sono donne, a ben vedere, e la cosa non stupisce né me, né nessuno di quelli che ho vicino.

Avrei finalmente parlato di censura, di libertà, di rispetto, di intelligenza, di tolleranza. Sì, perché spesso sono proprio quelli che tirano fuori tutte queste storie che poi sono quelli più intolleranti, se ti azzardi a non essere d’accordo con loro. Sono proprio loro che poi, dietro alla facciata, sono i più grandi pezzi di merda dell’universo.

Poi mi sono reso conto che c’era chi ne aveva già scritto e ne aveva scritto meglio di quanto avrei mai potuto fare io.

Per cui l’unica cosa che potevo fare era solo lanciare un messaggio a tutte queste persone sempre pronte a indignarsi. Ed eccolo, quindi.

Non siete speciali.

Nessuno pensa a voi e fa apposta a offendervi perché gli state sul cazzo.

Sì, ci sono delle minoranze che odiano questo o quello, ma in linea generale a nessuno frega niente di voi e nessuno ha tempo da perdere a pensare ad astrusi modi per offendervi o per cui dovreste indignarvi.

Gliene frega di che persone siete, di cosa fate, di come vi comportate. L’ultima cosa che vogliono è offendervi, e se per caso capita che ci siano dei fraintendimenti, sono proprio questo: fraintendimenti. Le persone intelligenti li ricompongono, i fraintendimenti, non partono in quarta ad attaccare il mondo.

E se vi sembra di percepire una sensazione di offesa perché uno rivolgendosi anche a voi non ha usato la schwa o l’asterisco ma il maschile, a quanto pare simbolo eterno del patriarcato imperante fascista…beh, fatevela passare.

Anzi, se avete tempo da perdere con queste cazzate, potete farmi un fischio: ho io un bel po’ di cose più utili a cui potreste dedicare le vostre energie. Si parte dal raccogliere i rifiuti per le strade, si passa ad aiutare i senzatetto, si continua con il salvare gli immigrati sfruttati dalla mafia nei campi di pomodoro e si va avanti così. Tutto più utile di indignarvi sui social, fidatevi.

Fine del messaggio e vaffanculo.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *