Enola Holmes, Netflix e perché questa non è Arte

Lo so, non dovrei incazzarmi per certe cose. Ce ne sono di più importanti per cui incazzarsi, tipo l’inquinamento, il razzismo, il sistema, la gente che muore di fame, le guerre insensate e così via.

Mi incazzo anche per quelle, tranquilli.

Il punto però è che, viste tutte le cose malvagie, stupide, senza senso che l’essere umano compie, almeno l’Arte dovrebbe essere una cosa buona. Dopotutto quando si dedica all’Arte sta cercando di fare qualcosa di buono. Sta cercando di elevarsi al di sopra della sua natura. Quindi, quando vedo quella che dovrebbe essere Arte sputtanata e resa mero prodotto commerciale, mi incazzo. Quando vedo creare prodotti per la semplice volontà di soddisfare le voglie di un utente, mi incazzo. Lo so che è una storia vecchia come il mondo, ma mi incazzo lo stesso.

Niente da dire sul fatto che se crei qualcosa per gli altri devi fare almeno un piccolo sforzo perché se la gustino. Se fai un film sulle peripezie di un verme solitario non puoi pretendere che ci sia qualcuno che se lo guarda volentieri.

Ma in questo caso quello che succede è che accendi Netflix, ti guardi Enola Holmes e ti senti come uno che aveva voglia di mangiarsi una bella fetta di tiramisù e gli viene invece data una merendina presa da un distributore automatico. Sì, è dolce lo stesso, e contribuisce lo stesso allo sviluppo della massa grassa, ma che gusto ha? E di qui a due giorni, ti ricorderai di questa particolare merendina? Vorrai raccontarne ai tuoi amici? In questo caso, a me, viene voglia di raccontarne solo per quanto vuoto mi ha lasciato.

Poco tempo fa ho letto un articolo su un sito di cinema (mi dispiace non ricordarne la fonte, ma se uno dei miei numerosi lettori lo sa, me lo segnali) in cui si parlava del perché i film di Netflix non sono belli quanto le sue serie.

Allora, intanto io ho un problema anche con le serie: ce ne sono davvero pochissime che ho guardato e guardo volentieri. Per fare par condicio ne nomino solo due: Stranger Things su Netflix, appunto, e The Boys, su Amazon Prime. Ce ne sono altre che ho apprezzato, ma queste sono le prime che mi saltano in mente. Cos’hanno in comune? Sono dei film. Lunghi, ma film. Non sono delle storie annacquate e tirate avanti solo per farle durare e in cui si inventano continuamente sciocchezze per arrivare ad una nuova stagione. C’è una storia, è ben definita, e si deve portare a termine quella, punto.

Questo per dire cosa? Che secondo me neppure le serie in generale (di Netflix o altro) sono così entusiasmanti da bagnarmi le mutandine. Però nell’articolo si chiedevano perché i film al confronto fanno ancora più schifo. O magari non fanno proprio schifo, ma sono semplicemente vuoti. Una merendina industriale.

È perché Netflix sta spuntando le caselle.

Immagina il dialogo tra i manager di questa piattaforma streaming.

“Per riempire il catalogo ci serve:

– 1 horror in salsa comica
– 1 detective story per teenager
– 1 avventura misto thriller

Ok, mettiamo in produzione qualcosa che rispetti questi canoni e riempiamo i buchi nella nostra selezione.”

L’arte non funziona proprio così, anche se a volte qualcosa può andare bene nonostante tutto e possono nascere prodotti interessanti.

Restano sempre prodotti, però.

Quindi, tornando alla cara Enola Holmes, che oltretutto è interpretata (e prodotta) da una delle star di Stranger Things, Millie Bobby Brown, cosa possiamo dire?

Possiamo dire che parte bene con un elemento di novità: l’introduzione di una madre e di una sorella per Sherlock e Mycroft Holmes. Entrambe intelligenti a livello dei più famosi fratelli, ma con una vena di ribellione e di caos insita in loro che dovrebbe dare una scossa al film e renderlo interessante e divertente.

Spoiler: non ci riesce.

Ora, io ho visto molte critiche positive per questo film, ma credo che la maggior parte, a questo punto, siano state scritte da:

– giornalisti pagati da Netflix

– giornalisti che non hanno mai visto prima un film nella loro vita

– giornalisti che si cagano addosso a parlare male di un film che (nella teoria) ha degli spunti femministi, perché hanno paura di venire tacciati di essere maschilisti, retrogradi, chiusi.

Perché dico questo? Perché il film, a parte l’introduzione di un personaggio nuovo nel canone holmesiano (cosa che potrebbe anche essere interessante, e lo dico da appassionato), non fa poi nient’altro di buono. Non so quanto sia colpa del libro da cui è tratto (ce n’è una serie intera) o quanto sia colpa di Netflix, ma il resto della pellicola è un susseguirsi imbarazzante di stereotipi.

Qui segue lista (SPOILER ALERT, anche se non serve, data la tanta prevedibilità della storia).

– Mistero iniziale della sparizione di un genitore? C’è.

– Incontro con coetaneo che inizialmente sembra stare antipatico a Enola, ma poi (sorpresa!) lo salva, lo cerca, si innamora? C’è.

– Inserimento forzato in collegio dove naturalmente Enola fa la ribelle e in cui ci sono scene divertenti (magari!) in cui appunto si ribella? C’è.

– Fuga da detto collegio aiutata dal ragazzo di prima? C’è.

– “Stupefacente” rivelazione finale di chi vuole uccidere il ragazzo? C’è. (E visto che ci sono tipo tre personaggi in tutto il film che non siano gli Holmes, chi cazzo vuoi che fosse?)

– Sputtanamento di qualsiasi reale connessione con i veri libri di Sherlock Holmes? C’è.

E così via. Ho addirittura preso sonno durante il film: non mi succedeva dai tempi di Twilight, a vedere il quale ero ovviamente andato obbligato.

E per quelli che potrebbero dire “almeno c’è un messaggio femminista”, devo ricordare una cosa: non è che se inserisci una ragazza forte come protagonista, il film diventa femminista. A parte che questa necessità di dover inserire donne a forza dappertutto per dimostrare di tenerci alla par condicio mi fa ridere. Siamo nel 2020, c’è davvero ancora necessità di farsene un vanto o felicitarsi quando si inseriscono donne come protagoniste di film, o donne in posizione di potere? Dovrebbe essere ormai normale. Invece questo insisterci sopra mi sa di falso, della serie “guarda che bravi, abbiamo messo una donna protagonista e tra i comprimari abbiamo anche un nero e un omosessuale! Siamo super aperti di mente, noi!”

Sì, vabbeh.

In ogni caso Enola Holmes sarà anche una ragazza, e sarà anche forte, ma alla fine si trova ad essere la classica adolescente con smanie sentimentali, piglio ribelle e atteggiamenti da rincoglionita. Oh che bell’esempio di indipendenza femminile, vive da sola a Londra. Sì, certo, con i soldi che le ha lasciato la madre dopo averli rubati a Mycroft. È femminismo questo?

Quindi in conclusione, questo film è un ammasso di stereotipi che tenta di farsi passare per una “rinfrescata al genere”, con un nuovo tocco “femminista” alla storia di Sherlock Holmes. E se non avessi mai visto i film di Guy Ritchie o la serie di Steven Moffat e Mark Gatiss potrei anche consider…

No, riparto.

Se non avessi mai visto un film in vita mia e non avessi trascorso la mia esistenza a leggere, guardare e apprezzare le belle storie, allora questo film avrebbe potuto piacermi. Ma non è così.

Solo la settimana prima, sempre su Netflix, mi sono visto Get Out di Jordan Peele. Ecco, quello è un bel film fatto bene. Bella storia, ben scritta, bravi attori, ottima messa in scena, tutto che fila come un orologio.

Come dico spesso, se solo una cosa dovete portarvi a casa da questo articolo, fate che sia questa: evitate Enola Holmes e guardate Get Out.

Mi ringrazierete.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.