(Se hai voglia, leggilo ascoltando questo: https://youtu.be/aVMkvCTT_yg?t=2473 )
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Il sogno è confuso.
Sto partecipando a una corsa di paese, di quelle per amatori e dilettanti. Sono nel mezzo di qualche centinaio di persone, a correre e sgomitare e godermi la gara. Poi è tutto finito e sono seduto al tavolo di un bar, con la mia ragazza e altra gente, a rifocillarmi dopo la gara.
Subito dopo, senza soluzione di continuità, io e lei ci ritroviamo in sala da pranzo, soli, seduti ai due capi opposti di un lungo tavolo. La stanza è ben più grande dell’intera casa in cui vivo davvero, ma ovviamente è un sogno, e io so che invece quella è casa mia, senza dubbio. Anche se non ha senso, sto prendendo in giro la mia fidanzata perché la bambina di The Ring la sta cercando. La intravedo con la coda dell’occhio ed è esattamente come la ricordavo dal film: un essere oscuro, con i capelli putridi e neri a nasconderle il volto, che si muove a scatti da una parte all’altra della stanza. Mi fa paura, ma nell’egoismo tipico dei sogni non sono molto preoccupato, perché tanto è alla ricerca solo della mia ragazza. Poi sparisce e io mi tranquillizzo, anche se forse l’ho vista infilarsi sotto al tavolo. La mia ragazza nel frattempo però si è stufata delle mie prese in giro, mi guarda fisso negli occhi e mi dice:
È te che è venuta a cercare.
Io mi congelo, poi sposto le gambe per tirarle un calcio, come farebbe un bambino offeso, e, anche se dovrebbe essere impossibile prenderla, con i piedi sento lo stesso qualcosa di morbido davanti a me.
Poi il mostro oscuro che stava sotto al tavolo mi spinge fuori a forza e mentre tento di alzarmi in piedi mi è subito addosso. Io faccio per urlare, allungo le mani per tenerlo lontano, ma è troppo forte e lo sento che mi si schiaccia addosso, putrido e nero e terribile e pieno di denti.
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Mi sveglio e sto rabbrividendo nel mio letto e non so dove sono e l’unica cosa a cui riesco a pensare è se mi ha sbranato… o se è entrato in me. L’oscurità mi preme addosso da ogni parte e non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che l’incubo non sia ancora finito, che stia ancora tutto succedendo, che in verità non sia ancora al sicuro. Al di là del muro sento il mio vicino di casa che ascolta il telegiornale (ma che cazzo di ora è?) e allo stesso tempo sento che mi scappa da pisciare.
Ancora in preda ai postumi del sogno allungo piano la mano verso il comodino e prendo l’orologio, stando attento a non fare rumore. Di fianco a me c’è la mia ragazza che dorme, e dal suo russare lieve capisco di non essermi messo ad urlare nel sonno come temevo. Premo il bottone per illuminare lo schermo dell’orologio e lui mi risponde: 05.36.
Avrei ancora un’ora di sonno, ma mi scappa troppo e comunque sono ancora scosso dall’incubo. Svuotarmi la vescica potrebbe essere la mossa giusta per liberarmi anche dei miei terrori notturni e permettermi di dormire tranquillo il tempo che mi rimane.
Scosto la coperta e mi alzo, silenzioso. Non accendo la luce e mi muovo attento per non svegliare la mia ragazza. Conosco ogni centimetro della camera e non mi è difficile uscire senza far rumore. Quando chiudo la porta dietro di me posso finalmente rilassarmi un attimo: entro in bagno e lì finalmente accendo la luce. Quasi mi aspetto di vedere apparire l’essere che mi ha assalito poco fa nei miei incubi, ma tutto è al suo posto, tutto è normale.
Mi posiziono davanti al water e faccio quello che devo fare, poi sento un fruscio alle mie spalle e mi giro di colpo.
Nulla.
La lavatrice mi fissa col suo oblò aperto, ma a parte quello è tutto tranquillo.
Mi lavo gli occhi e mi guardo allo specchio, continuando ad aspettarmi di vederla comparire alle mie spalle.
Lei non è nemmeno lì.
Mi sento ancora sveglissimo, e un po’ scosso, a dire la verità. Non ho voglia di tornare a letto subito per stare lì a girarmi e rigirarmi. In più mi è venuto in mente il consiglio di quei grandi scrittori che suggeriscono di scriversi subito tutti i sogni o le idee interessanti che potresti avere, anche di notte.
Questo potrebbe essere un bel racconto, penso.
Ormai sono in piedi, sonno per ora non ne ho più e quindi decido di andare in cucina, dove tengo il mio quaderno degli appunti. Accendo la luce e non ci sono mostri ad aspettarmi nel buio, il cane dorme beato nel suo angolo, io mi bevo un bicchiere d’acqua e tutto rimane tranquillo.
Vado al mobile dove c’è il quaderno e inizio a scrivere in piedi, sulla mensola. Non ho voglia di sedermi al tavolo e mi dico che non è perché ho paura di infilare le gambe sotto, ma perché ci metterò poco e poi voglio andare direttamente a letto.
Mentre scrivo, ogni tanto lancio uno sguardo di sottecchi al tavolo, e ogni volta non c’è niente, così posso tornare a fingere di aver guardato solo per sbaglio. Mi sto ancora cagando sotto, inutile fingere, ma nel contempo continuo a pensare a che bel racconto ne potrà venire fuori se continuo a scrivere e anche meglio se nel frattempo scrivo ancora non solo del sogno, ma di come mi sono alzato per andare in bagno e di come mi sono diretto in cucina per scriverne e di come potrei anche inserirci una svolta e che in verità l’essere oscuro mi stava aspettando sotto al tavolo e…
Guardo di nuovo sotto al tavolo.
Niente.
Mi sto spaventando da solo con queste storie. Devo chiudere tutto e tornarmene a letto e dimenticarmi del sogno fino a che non si alzerà il sole, sennò non riprenderò mai sonno.
Scrivo più in fretta, ora, e ogni qualche secondo guardo sotto il tavolo, guardo dietro al divano, guardo in giro. Tutto rimane tranquillo, il cane è ancora più tranquillo, e io sono solo un idiota che si impaurisce da solo con la sua troppa immaginazione.
Finisco finalmente di riportare tutto su carta. Chiudo il quaderno, bevo un altro bicchiere d’acqua e mi dirigo verso la porta.
Sento un fruscio, di nuovo. Mi giro e tutto è al suo posto. Si sarà mosso il cane nel sonno. Lo guardo ed è ancora lì, bello e addormentato, e agogno al momento in cui anch’io sarò sotto le coperte di nuovo. Non ho in verità più sonno di quanto ne avessi prima, ma devo almeno provare a dormire in vista della giornata di lavoro che mi aspetta.
Prendo la maniglia, la abbasso e nel contempo spengo la lampadina.
Mentre apro la porta quello che odo e quello che ho visto finalmente si connettono e il mio cervello si rende conto di un paio di cose. Primo, non sento più la mia ragazza russare. Secondo, il mio cane era anche troppo tranquillo, e ciò non è normale nemmeno in piena notte.
Mi blocco, richiudo la porta e mi rigiro verso la cucina per andare a controllarlo, mentre nello stesso tempo riaccendo la luce.
Lei è davanti a me e dondola sui piedi, con i capelli neri e unti che le coprono il viso, la camicia da notte lurida che scende fino a terra e la testa che si muove a scatti.
È l’ultima cosa che vedo.