Perché ti preoccupi di cosa pensano gli altri?

L’altro giorno ero in doccia e riflettevo sulla vastità del cazzo che me ne frega.

Lo so che è un modo un po’ volgare di esprimere un concetto, ma a volte, come insegna tra gli altri un certo Mark Manson, le parolacce servono da rafforzativo per una cosa che altrimenti non avrebbe la stessa potenza.

Io non stavo pensando al fatto che non mi interessa, o non è tra le mie preoccupazioni. Non stavo pensando nemmeno al fatto di quanto me ne sbatte, anche se ci siamo vicini.

Stavo proprio pensando alla vastità del cazzo che me ne frega.

E ci stavo pensando con stupore.

Intanto, di cosa stiamo parlando? Del giudizio, dell’opinione e del pensiero altrui su quello che faccio nella mia vita. E più in generale del fatto di sentirsi accettati e di quello che si fa per essere accettati. Di come si piega se stessi, la propria anima, il proprio essere, per poter assomigliare a quello che dovremmo essere secondo i canoni di normalità (altro concetto idiota, di per sé).

Penso di dover ringraziare i miei, il loro insegnamento ed esempio, se sono cresciuto così. A me interessa meno di niente quello che dicono o pensano le persone attorno a me di quello che faccio. Lo stupore che mi sale quando ci rifletto, come l’altro giorno, è dovuto al fatto che tanti scrittori di crescita personale ci costruiscono sopra migliaia e migliaia di articoli e di titoli clickbait e video e corsi e mille altre cose. Tutto per insegnare alle persone a fregarsene del giudizio altrui.

Alla fine (spoiler) arrivano tutti alle stesse conclusioni e agli stessi suggerimenti, che a me sembrano abbastanza ovvi, ma a quanto pare non lo sono. Li riepilogo qui sotto per chi ancora non si è imbattuto in quegli articoli. Ringraziatemi poi per il tempo che vi ho risparmiato.

1) Non sei il centro della vita di nessuno.

Non c’è nessuno che si sveglia e pensa come prima cosa a te, a quello che fai, a dove vai, a come conduci la tua vita. Credere questo è solo una tua dimostrazione di puro egocentrismo, renditene conto.

A nessuno sbatte niente di te, per dirla alla Mark Manson.

Attenzione, non significa che non c’è nessuno che ti vuole bene. È anzi probabile che almeno qualche familiare e qualche amico e fidanzata/o ti vogliano bene. È anche probabile che pensino (ogni tanto) a te e vogliano il meglio per te. Ma stiamo parlando di una cerchia molto ristretta, diciamo ad esempio dieci persone, e nemmeno per quelle sei sempre al centro dei loro pensieri. Hanno le loro cose a cui badare, i loro problemi da risolvere, impegni a cui stare dietro. Magari ogni tanto ci pensano a te, ma prima hanno la loro vita da gestire, e tu sei solo una parte di quella vita.

Ognuno di noi ha se stesso al centro del suo mondo, punto.

Per cui ora immagina questo: se le dieci persone a cui sei più vicino pensano così poco a te, se perdono così poco tempo per te che sei una parte integrante delle loro esistenze, agli altri sette miliardi di persone quanto pensi gliene sbatta di quello che fai, di quello che sei, di come ti comporti, del lavoro che svolgi, dei tatuaggi che ti disegni sulla pelle, delle scelte di vita che compi?

Spoiler 2: non gliene sbatte niente.

Scegli di cambiare vita e farti monaco? Diventerai forse argomento di gossip per un totale di sette/quindici giorni (a seconda di quante signore anziane frequenti), per poi essere dimenticato e restare solo una curiosità che ogni tanto spunta nei discorsi.

Ti fai un tatuaggio con un serpente che ti copre tutta la schiena? Meriti forse quindici minuti totali di gossip tra tutte le persone che ti conoscono.

Sai che Tony si è tatuato un serpente satanico su tutta la schiena???

Ma noooo, sul serio?? E come mai???

Ma che ne so, è sempre stato strano, quello.

Sì sì, vero. Beh, ho sentito invece che la Marta è rimasta incinta…

E così via. Non esiste nessuno che stia lì a ragionare, pensare, criticare, giudicare le tue scelte come fai tu stesso. Non c’è nessuno che ci perde la vita come fai tu, pensando a cosa potrebbero pensare gli altri, a che impressione daresti e via così.

Lo ripeto: al 99% della gente non gliene frega niente di quello che fai. Non gliene frega se molli il lavoro per girare il mondo, non gliene frega se apri un ristorante investendo i risparmi di una vita, non gliene frega se sei gay, se ti fai prete, se ti sposi, se ti lasci, se ti compri una spider, se tieni una tarantola come animale da compagnia. Non gliene frega nemmeno se dimagrisci, o se ingrassi, o se ti compri quella camicia dai colori arcobaleno che tanto vorresti, o se decidi di diventare vegano, o se dedichi il tuo tempo libero all’arte, o agli scacchi, o al bodybuilding.

Puoi fare quello che vuoi e al massimo sarai un “blip” sul radar della vita della maggior parte delle persone.

E quelli che ti conoscono davvero, e ti vogliono bene invece? A loro interessa solo che tu sia felice e realizzato. Al massimo si possono preoccupare delle tue scelte e dei risultati che possono portare, ma solo perché ti vogliono bene.

In questo caso, quindi, e solo in questo caso, potresti valutare se quello che pensano ha senso e se magari ascoltarli.

Per tutti gli altri al di fuori del circolo di dieci persone che ti sono più vicine non dovresti nemmeno avere il dubbio su cosa fare: fagli ammirare la vastità del cazzo che te ne frega.

A loro di te gliene frega uguale.

1a) Non è che io professo questa filosofia e quindi mi si veda girare con i tatuaggi in faccia, i piercing in qualsiasi punto del corpo, oppure senza lavarmi. Non è questo che intendo. A volte il fatto di voler essere ad ogni costo “diversi” è solo una dimostrazione fine a se stessa che tu sei libero, che tu sei “migliore”. Tornando al discorso di prima, però, a chi pensi gliene freghi se tu vuoi dimostrare loro di essere “diverso”?

A nessuno, esatto.

Però se voglio andare in jeans ad un matrimonio, ci vado e sono abbastanza tranquillo che nessuno mi guarderà due volte. Se mi sono rotto di quello che sto facendo e cambio lavoro, vita, abitudini, nazione perché è ciò che voglio fare, è ciò che è giusto per me, non mi interessa quello che qualcuno potrebbe pensare. Se decido che la mattina prima di lavorare il mio tempo lo impiego a scrivere cose che magari nessuno leggerà, lo faccio e me ne strafotto di quale potrebbe essere il parere dell’altra gente.

E qui arriviamo al punto 2 di quello che dicono sempre gli scrittori di crescita personale.

2) Se vuoi essere te stesso, se vuoi quindi stare bene, se vuoi vivere allineato a quello che davvero è la tua anima, a quello che sei, e infine se vuoi seguire quella che prima o dopo capisci essere la tua strada: beh, direi che è obbligatorio che te ne freghi del pensiero del mondo e magari anche di quelli che conosci.

Tu sei fatto in un certo modo. Ci sono cose che puoi (e dovresti) migliorare per essere davvero la versione migliore di te stesso, ma alla base ci sono dei tratti di te che sono ciò che sono e non cambieranno mai. E fidati, ognuno di noi ha anche dei tratti “strani” e non convenzionali. Nessuno di noi è davvero normale.

Segnatelo, questo: la normalità non esiste.

C’è chi quando esce deve fare il giro delle imposte due volte per essere sicuro che sia tutto chiuso. C’è chi adora guardare i cartoni animati anche a cinquant’anni. C’è chi nel suo tempo libero crea action figures degli Avengers. C’è chi per poter pisciare deve aprire il rubinetto dell’acqua. C’è chi non mangia assolutamente certe cose anche se non le ha mai provate, solo per il principio che “a occhio” non gli piacciono.

E poi c’è chi dentro di sé vorrebbe farle, delle piccole pazzie, o vorrebbe essere in un certo modo “non normale”, ma non lo fa per timore del giudizio degli altri.

Siamo tutti strani, in un modo o nell’altro: è questo il bello, è questo che ci rende interessanti. Goditi la tua stranezza, non c’è niente di male.

Che poi, appunto, se vuoi stare bene con te stesso, se vuoi liberarti da quel peso che ti porti sulle spalle da sempre, da quella gabbia che sembra essere sempre con te, DEVI lasciarti andare a ciò che sei.

E se la tua strada nella vita, se quello che sogni di fare, se il modo in cui vorresti vivere è diverso da quello che la società approva: in questi casi in particolare DEVI seguire quello che senti dentro di te.

Come fai ad essere felice, se quello che vorresti fare nel week end è visitare un museo e farti ispirare dall’Arte, mentre invece ti senti obbligato ad andare a fare apericena e poi andare in discoteca?

Ma allo stesso modo, come fai ad essere felice se l’unica cosa che vorresti il venerdì sera è andare a ballare, e invece ti tocca andare a chiuderti in un museo o vedere conferenze con gente che parla e parla?

E, ancora:

Come fai ad essere felice, se quello che vorresti fare è allevare capre in montagna, ma sei chiuso in un ufficio in centro città? Come fai ad esserlo se sei un uomo, ma hai la passione per lavorare a maglia e hai paura di essere giudicato perché vivi in un paesino di provincia dove l’anno è ancora il 1950? Come fai, se in quello stesso paesino sei una donna e vuoi diventare una camionista?

L’unico sistema è proprio quello: strafregarsene di chiunque altro sulla faccia della terra.

Sono loro che vivono la tua vita? No.

Sono loro che dovranno convivere con te per il resto dei tuoi giorni? No.

Sono loro che dovranno sopportare le conseguenze delle tue scelte? No.

TU sei quello che vive la tua vita, e TU sei quello che ogni giorno deve guardarsi allo specchio e chiedersi: ma sto davvero facendo quello che mi rende felice?

È per questo che a me sembra così strano che ci si debba preoccuparsi così tanto di quello che pensano gli altri. Ci sono loro qui in mezzo alla tua esistenza, o ci sei tu?

A meno che non stia valutando di fare del male a qualcuno o a te stesso (nel quale caso chiama prima uno psicologo o la polizia), mi sa che sei tu la persona più adatta a decidere cosa fare della tua vita.

Inizia ad esserne consapevole e mostra anche tu al mondo la vastità del cazzo che te ne frega.

1 Commento

  1. abdul

    Grazie.

    Replica

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