Long Live Rock’n’Roll

La prima volta che sente una chitarra elettrica, gli cambia la vita.

Si sa come la musica possa aiutarti a curare le tue ferite, ma a volte può anche aiutarti a trovare chi sei. Va così con lui, e la prima volta è come abbeverarsi da una sorgente di acqua pura dopo una vita passata a bere fanghiglia.

Sono gli AC/DC e Thunderstruck fa cadere la prima tessera del domino.

Crescere fuori città ha i suoi vantaggi, e a questi vantaggi Luca non rinuncerebbe mai. I suoi amici fantasticano sempre di quello che farebbero, di cosa sarebbero, di chi incontrerebbero, delle donne, delle droghe e di tutto il resto che la vita in città ha da offrire. Lui si dichiara d’accordo (come non potrebbe), ma ogni tanto si guarda attorno e si chiede chi glielo farebbe fare di andarsene.

A lui il casino che c’è in città mette ansia. Il cemento, le macchine, la gente incazzata, il puzzo. Può essere che anche nelle zone dove vive adesso ci siano le stesse cose (e ci sono), ma sono di sicuro meno. E poi vuoi mettere gli alberi, i campi, l’aria? Non lo dice a nessuno per non perdere la faccia, ma a lui quello piace molto di più che qualsiasi altra cosa abbia da offrire la città.

Forse è solo un retrogrado, un vecchio dentro. Lui ci prova a rimanere sempre sul pezzo con la musica e le mode, e di solito ce la fa, ma a quanto pare c’è una parte di lui che non ha tanta voglia di aggiornarsi, di muoversi, e vuole solo essere lasciata in pace. È questo lato di sé che tenta sempre di nascondere: perdere la faccia a diciassette anni è la cosa peggiore che ti possa capitare, e mantenere il tuo posto nella compagnia di amici è più o meno vitale come tenersi entrambi i reni.

Si veste come loro, parla come loro, pensa come loro, e ascolta musica come loro.

Spotify è il loro dio, e le ultime hit del momento sono la cosa più importante che ci sia. Conoscerle tutte è il minimo, ma la scelta di quelle nuove da proporre può elevarti nello status. Se quello che scegli piace alla compagnia, e se magari ne becchi una serie di seguito, ti ritrovi ad essere maggiormente apprezzato dal gruppo dei più fighi. E se ciò accade, almeno per un poco sei anche tu partecipe del circolo più esclusivo. Non per troppo, però: uno perché l’elite non può permettersi di allargarsi troppo, e due perché il mondo della musica contemporanea cambia troppo in fretta per starci dietro.

A lui è capitato un paio di volte di scegliere una canzone durante una festa che aveva portato tutti a ballare. La sensazione era stata bellissima, anche se di base non è che sentisse di aver capito molto di quello che ascoltava. Capiva cosa poteva piacere agli altri, il ritmo veloce, pompato, i testi che si ripetevano e che invitavano a fare festa, a fare sesso, a dimenticare. Si fa piacere quello che sente e con tutte le sue forze tenta di amalgamarsi, perché è a questo che ti porta essere un adolescente: la volontà di amalgamarti ad ogni costo, di non perdere il tuo posto.

Luca non si pone mai il problema di quello che piace a lui, o se ci sia qualcosa di sbagliato o di non adatto nel tipo di vita e di cose che fa con la sua compagnia di amici. Lui esiste in quella bolla e solo in quella bolla riesce a vedersi e immaginarsi. Anche questo è la vita fuori città: quello che fa la maggior parte della gente è quello che devi fare anche tu, per non essere escluso e tacciato di essere lo “strano”.

E quindi bar, alcol, discoteche, feste a casa di amici con musica da ballare e da ascoltare, ma che non tocca nulla, non dice nulla, non fa sentire nulla. E ogni tanto dolore, e sentirsi vuoti, e rabbia, e incomprensione.

Se da adolescenti sapessimo che non è una fase, ma sarà tutta la vita così, e questo è solo un assaggio di come sarà, quanti deciderebbero di fermarsi lì e dire “no, grazie”? Forse nessuno, ma certo è che probabilmente ci penseremmo tutti bene.

E Luca avanza in questa vita, barcamenandosi tra quello che deve essere per mantenere quel poco status che ha, e le tensioni e i pensieri che sente dentro. A volte si sente fuori posto, nel ruolo che si è scavato, ma non saprebbe cos’altro fare, cos’altro essere.

Poi, un giorno, mentre sta esplorando YouTube per trovare la nuova canzone di un rapper italiano di cui gli sfugge il nome, incappa per sbaglio in Thunderstruck degli AC/DC. Quando parte il riff di chitarra iniziale, Luca si blocca e non tocca più nulla. C’è qualcosa che lo ferma dall’andare avanti, qualcosa che sembra muoversi dentro, come una bestia che stava dormendo e inizia ad agitarsi nel sonno. Ascolta tutta la canzone, poi lascia andare la scelta automatica di YouTube e quella che arriva dopo è Rock’n’roll dei Led Zeppelin.

È il colpo di grazia.

Passa il resto del pomeriggio ad esplorare tutta la musica degli anni ‘70 e primi ‘80. Ci vorrà qualche tempo prima che arrivi ad ascoltare, capire, apprezzare, tutto quello che c’è (e comunque non tutto è davvero meritevole), ma quello che sente dentro quando ascolta il rock è qualcosa che gli sconvolge la vita.

Intanto, appunto, sente qualcosa. Sì, ci sono canzoni più superficiali, canzoni su ragazze, canzoni su droghe, canzoni sulla vita da rockstar, ma poi ci sono anche tutte le altre. E capisce che non è solo nella rabbia, nella malinconia, nel dolore. Capisce più chiaramente cosa sia davvero l’amore: niente di zuccheroso, ma un sentimento complicato, al quale non basta una rima baciata per essere espresso.

La bestia dentro di lui si è ormai svegliata, e Luca non lo sa ancora, ma le cose, adesso, non saranno più le stesse. Perché a volte la musica rieccheggia dentro di te, e tu risuoni in sintonia, come se trovassi un accordo. E questo accordo è come se svegliasse qualcosa, come se d’improvviso arrivasse una comprensione più profonda e pura di quello che sei e di quello che vuoi essere.

E quando capisci quello che sei, non puoi più ignorarlo.

Ciò che succede non è questione di giorni, e non è mai nemmeno come nei film.

Scoprire cosa sei non è come girare un interruttore, e non è nemmeno così divertente come lo fanno sembrare. Ci vuole tempo e, se scopri di non essere come invece è il mondo che ti circonda, è anche difficile e doloroso. Ti trovi a dover coscientemente scegliere se soffocare parti di te stesso per amalgamarti, oppure se renderti il “diverso” della compagnia. Sempre se poi ci rimarrai, nella compagnia. Prima almeno non sapevi, non capivi, non stavi prendendo una decisione reale, ma stavi solo “seguendo il flusso”. Ora non puoi più ignorare il fatto che tu e il “flusso” siete due cose completamente diverse e man mano che scopri cose su te stesso, sempre di più il divario aumenta.

È questo il percorso che Luca si trova a seguire, mentre un riff degli AC/DC lo porta giù per la tana del Bianconiglio e gli fa scoprire quanto profonda sia, e quanto rock esista. Moltissimo, e di mille diversi tipi. Scoprire questo lo porta anche a scoprire altre cose, ed è lì che Luca si perde del tutto.

Ascoltando i Metallica impara cosa sia Chtulu, e scopre Lovecraft. Da lì il passo verso la narrativa fantastica è breve. Ascolta le intro dei concerti, e scopre Morricone, e con lui tutto il mondo dei compositori. Scopre anche chi sia Sergio Leone, e cosa sia il vero cinema.

Altri mondi, altri emozioni, e ognuno ne apre un altro e un altro ancora.

Ascoltando Marilyn Manson scopre la rabbia, e il dolore di essere l’escluso.

Ascoltando i Queen scopre la malinconia, e la gloria.

Ascoltando rock scopre lati della sua anima che non aveva mai esplorato, scopre testi e pensieri che non aveva mai valutato. Scopre che non esiste solo una via, ma molte vie, e lui non è obbligato a seguire quella di tutti.

È un processo lento, e che lo porta a conoscere anche gente diversa, che nemmeno aveva mai notato. Gente che stava ai limiti del suo radar, tutto concentrato prima su se stesso e sulla compagnia da impressionare. Gente spesso vestita di nero, e con borchie ovunque. Oppure gente che i suoi amici consideravano “sfigata”, e a cui non si sarebbero mai nemmeno avvicinati.

Gli adolescenti possono essere degli stronzi, poco da fare.

È così che, nell’estate dei suoi diciassette anni, Luca si trova un giorno ad una festa a casa di uno di quelli della compagnia (si è reso conto che definirli “amici” sarebbe esagerato). La piscina in plastica è in bella vista nel giardino, gli alcolici girano, e dalle casse pompa una musica ritmata che, dopo un po’, si rende conto non piacergli. Anzi, forse la parola è limitativa.

A sentire il pulsare elettronico, le rime semplici, e il nulla assoluto delle emozioni, gli viene da vomitare nonostante non abbia bevuto nulla.

È in quel momento, tra una rima e l’altra, tra un tunz e l’altro, che Luca si rende conto che quel posto, quella gente, non è più per lui. È lì che si rende conto che no, non si sta divertendo, non si è mai divertito, e no, nemmeno le persone gli piacciono più di tanto. È lì che arriva quindi il momento di prendere la sua prima decisione cosciente, il bivio tra l’amalgamarsi o il tirarsene fuori.

Ha un bicchiere in mano ed è sotto il portico della casa in cui si tiene la festa. Esce al sole e guarda in alto, guarda gli alberi, guarda il verde. Guarda oltre il recinto e vede che c’è una stradina sterrata che porta in mezzo a dei campi e a quello che sembra un boschetto. Si rende conto che preferirebbe essere lì fuori, in quell’attimo, a toccare la corteccia di uno di quegli alberi, a respirare la loro aria, a sentire il loro silenzio.

Dovrebbe rimanere là, però. Dopotutto è la festa dei suoi amici, no?

Posa il bicchiere e si dirige verso la cassa che pompa in quel momento una canzone che parla di corazon, amor e fiesta. Trova lo smartphone a cui è collegata, individua il proprietario di casa e gli chiede di sbloccarglielo per inserire un paio di canzoni in coda alla playlist. Lui acconsente, poi gli lascia tutto nelle sue mani per andare a dedicarsi ad una nuova ragazza appena arrivata.

Luca smanetta un po’ con lo smartphone, poi lo sistema nelle vicinanze della cassa perché il bluetooth prenda, ma lo nasconde, giusto un pochino, tra bottiglie, piatti e quant’altro.

Riprende il suo bicchiere, lo svuota di qualsiasi intruglio ci fosse dentro, lo riempie di birra e torna in giardino. Si appoggia ad un albero e attende un paio di canzoni, poi sente le prime note di Everything Ends degli Slipknot uscire dalla cassa e sorride.

Mentre attorno a lui diversa gente viene risvegliata dalla potenza della voce di un Corey Taylor in piena forma che ripete come questa sia la fine di tutto, e il padrone di casa e altri ragazzi iniziano a bestemmiare mentre cercano lo smartphone per cambiare, IMMEDIATAMENTE!, la canzone selezionata, Luca sente il sorriso allargarsi ancora di più sulla sua faccia.

Scola la birra, getta il bicchiere ed esce a testa alta dal cancello.

È ora di andare a vedere se quel boschetto è davvero così interessante.

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