Topolino – In the Dark VI

La macchina che uscì dal capannone era nera e aveva i fari spenti. Nessuno la vide, e anche se qualcuno l’avesse vista, non avrebbe notato niente di strano. Il sistema di mimetizzazione del mezzo era il migliore esistente al mondo e la macchina non sembrava per niente speciale. Di sicuro non il veicolo di un supereroe.

Nonostante la serietà della sua missione, Topolino non poteva fare a meno di sentirsi eccitato all’idea di stare viaggiando nella 313 pronta per la battaglia, al fianco di Paperinik.
– Dove stiamo andando stasera? –
– Ti devo portare a vedere l’unica cosa strana che abbia notato in questo periodo, ma prima voglio fare un po’ di pattuglia per le strade di Paperopoli. Ultimamente le cose sono sempre in movimento di notte, e potrebbe esserci bisogno di me. –
Il bambino nascosto dentro l’anima di Topolino fece le capriole per la felicità, all’idea di pattugliare la città insieme ad un supereroe. Un’altra parte di lui però era preoccupata.
– Non perderemo troppo tempo a girare per le vie di Paperopoli in questo modo? –
Paperinik sorrise, per la prima volta davvero divertito.
– Si vede che non sei aggiornato sulle ultime invenzioni di Archimede. –
Detto questo premette uno dei milioni di pulsanti che affollavano il cruscotto della 313 e all’improvviso Topolino vide la strada sotto di loro abbassarsi, mentre la macchina prendeva il volo silenziosamente. Questo era ben peggio dell’armadio-ascensore! Topolino si aggrappò al sedile, come se da quello dipendesse la sua vita, e sbirciò fuori dal finestrino. Non aveva le traveggole, stavano davvero volando. Guardò Paperinik e lo vide sorridere ancora più di prima, rilassato. Questo lo tranquillizzò un po’, ma non abbastanza da smettere di tenersi ancorato al sedile. Non che se la macchina fosse precipitata sarebbe servito a qualcosa, in ogni caso.
– Potevi almeno avvertirmi! Me la stavo facendo sotto! –
– Le persone come me e te devono prendersi un po’ di divertimento ogni volta che ce n’è l’occasione, sai. –
Paperinik continuò a sorridere mentre sfoderava questa perla di saggezza, anche se una nota di tristezza era già tornata a oscurare il suo volto mascherato. Troppa verità in quell’affermazione.
Topolino si sforzò di sorridere a sua volta, anche se a fatica.
– Perdonato. Capisco ora come fai a pattugliare tutta Paperopoli ogni notte, con questi mezzi. –
– Te l’ho detto, se non fosse per Archimede non so davvero come farei a continuare la mia opera. E guarda qui, su questo schermo riesco ad avere la visione notturna di quello che succede sotto di noi, e nel frattempo posso lasciare la 313 in navigazione automatica. Così posso pattugliare la città senza dovermi preoccupare di investire un palazzo. –
Topolino era impressionato.
– Ma i fondi per finanziare tutto questo da dove ti arrivano? Per quanto Archimede magari lavori gratis, ti servono lo stesso i materiali e la tecnologia. –
– Diciamo che Zio Paperone è stato convinto a fare una donazione volontaria in nome dei suoi interessi. –
Questa volta fu Topolino a sorridere.
– Immagino quanto volontaria sia stata questa donazione. –
– Beh, in verità lo ha fatto davvero volentieri, quando ha capito che ormai ero l’unico ostacolo tra i suoi soldi e gli eserciti in crescita di criminali di strada. –

Pattugliarono per un paio d’ore le zone più esterne della città, poi passarono per il centro e infine si diressero di nuovo verso la periferia. Non fecero brutti incontri e questa era una nota positiva, ma ora era il momento di procedere con il vero scopo della loro uscita serale.
La 313 continuò a navigare silenziosa nell’aria fresca della notte di Paperopoli, fino a giungere ad una collinetta a un paio di chilometri dal porto. Lì c’era una vecchia roulotte bianca che a prima vista sembrava abbandonata da almeno dieci anni.
– E qui dove dovremmo essere? –
– Questo è il covo dei Bassotti. O almeno, lo era fino a qualche tempo fa. –
Paperinik fece atterrare l’auto a poca distanza dalla roulotte, poi scese e insieme a Topolino si avvicinarono.
– Ma da quant’è che i Bassotti non sono più qui? Il posto è desolato. –
– Non molto, credo. Il fatto è che sono proprio loro che tenevano la zona in maniera schifosa. –
Quando furono a pochi passi dalla roulotte, Paperinik estrasse una pistola dall’aspetto minaccioso (è solo un’arma paralizzante, disse sottovoce) e urlò:
– Se c’è qualcuno all’interno esca fuori con le mani in alto e senza fare mosse brusche. Non siamo qui per fare del male a nessuno, ma siamo armati e determinati. –
Niente si mosse.
Paperinik fece un cenno a Topolino, intimandogli di stare dietro di lui, poi si avvicinò alla porta e la sfondò con un calcio, entrando subito dopo. Qualche secondo ed era fuori di nuovo.
– Non c’è nessuno, come l’ultima volta in cui sono venuto. Questa è l’unica cosa davvero strana che sia successa ultimamente qui in città: i Bassotti non se ne sarebbero mai andati da Paperopoli senza un buon motivo, e di sicuro non avrebbero lasciato tutte le loro cose qui dentro. Dà un’occhiata, se vuoi. –
Topolino non se lo fece ripetere ed entrò ad ispezionare la roulotte a sua volta. Trovò un interruttore e provò ad accendere la luce: il lampadario funzionava. Tutto era al suo posto e per quanto in effetti le cose fossero in disordine e non curate, la casa su ruote sembrava davvero un luogo in cui qualcuno stava ancora vivendo stabilmente. Il caricabatterie di uno smartphone era attaccato alla presa, i piatti sporchi erano nel lavandino, e il frigo, vecchio come la roulotte, conteneva ancora cibo in abbondanza, anche se molte cose erano oramai scadute. I Bassotti non se n’erano andati di sicuro per un viaggio programmato. Qualcos’altro era successo, là, e valeva la pena provare ad indagare.
Si girò verso Paperinik, che era appoggiato allo stipite e lo stava aspettando, e fece per parlare, quando pareti della roulotte sembrarono esplodere verso l’interno, mentre da fuori veniva il boato di armi automatiche. Topolino e il suo amico si lasciarono cadere istintivamente sul pavimento, ma ripararsi dai proiettili di un mitra non è facile come sembra nei film. Le pallottole perforano in maniera devastante qualsiasi cosa, non basta un tavolo rovesciato a proteggerti. Per nessuno dei due però un attacco del genere era la prima volta, per cui riuscirono a mantenere il sangue freddo. Circa.
Non rimasero rannicchiati a terra sperando che le cose andassero bene e nessuno sparasse a livello del pavimento. Strisciarono invece verso il frigo e lo rovesciarono, cercando riparo dietro di quello. La porta e le pareti dell’elettrodomestico, proveniente da un’epoca in cui la plastica non era ancora padrona del mondo, funzionarono molto meglio di un tavolo, come protezione. Quando i mitra all’esterno si decisero finalmente a tacere, i due amici, sebbene puzzolenti di latte avariato, erano ancora perlopiù illesi. Non si mossero però, e rimasero invece ad aspettare. Dopo poco sentirono quel che restava della porta venire spalancato da un calcio e qualcuno entrare ad esaminare la situazione. Paperinik lasciò che facesse altri due passi all’interno, prima di fulminarlo con una pistolettata. Il criminale cadde a terra senza un gemito, e Topolino lo trascinò dietro al frigorifero. Poi, giusto per non sbagliare, gli tirò un calcio in testa. Quando alzò gli occhi Paperinik lo stava fissando.
– Volevo solo essere sicuro non si svegliasse a breve – si scusò, sussurrando.
– Non ti stavo mica giudicando, sai. Stavo approvando. – rispose Paperinik, e gli strizzò un occhio. Dopodiché disse:
– Aspettami qui, adesso. –
E si lanciò fuori dalla porta.
– Anche no – disse Topolino, e si tuffò fuori a sua volta.
Gesti del genere a volte sono fatali, a volte sono l’unica soluzione. Con la coda dell’occhio Topolino vide il suo amico colpire uno degli uomini in attesa fuori dalla roulotte, ma altri cinque gli stavano sparando addosso. Paperinik si muoveva con la grazia e la velocità di un predatore, evitando le pallottole e riuscendo ad atterrare nel frattempo un altro criminale. Non sarebbe potuta durare a lungo però e anche la sua danza selvaggia sarebbe finita tra proiettili e sangue. Topolino quindi si lanciò contro il gruppo, puntando a colpire almeno qualcuno, ma non riuscendo a fare altro che distrarli, cosicché puntarono i mitra anche contro di lui. Tanto bastò però a Paperinik per avere il tempo di correre verso la 313 e partire a razzo, investendo un criminale e fermandosi giusto il tempo di far salire a bordo Topolino, mentre attorno a loro le pallottole fischiavano.
La macchina era impenetrabile ai proiettili, ma Paperinik non pensò nemmeno per un secondo di tornare indietro alla roulotte.
– Non ero preparato a qualcosa del genere, stasera. –
La voce era carica di tensione, ma non sembrava aver perso nemmeno un po’ di fiato. Topolino invece si sentiva a corto d’aria e si stava chiedendo se stesse diventando troppo vecchio per questo genere di avventure.
Paperinik continuò, sempre con la stessa voce tesa, ma calma.
– Non pensavo davvero a qualcuno interessasse quella roulotte, ma mi sono sbagliato, e credo che ci sia qualcosa di grosso sotto. Forse proprio quello che stai cercando tu. –
Topolino annuì, preferendo non parlare per non fargli sentire quanto scosso invece era rimasto lui. Farsi sparare addosso non era una novità, ma non è che apprezzasse molto l’esperienza. Poi però decise di chiedere comunque qualcosa. Per fortuna la sua voce non tradì nessun tremore.
– Ma come mai non avevi approfondito il fatto che i Bassotti fossero spariti dalla circolazione? –
– Te l’ho detto. In questo periodo le cose sono diventate molto impegnative, qui a Paperopoli e non ho avuto il tempo di pensarci molto. E poi, quando hai una spina nel fianco e ad un certo punto sparisce, non ti preoccupi di capire perché, ti godi il sollievo e basta. –
– Ora però sappiamo che c’è qualcosa sotto. E sappiamo anche che qualcuno stava tenendo d’occhio quel posto. Oppure tenevano d’occhio noi, ci hai pensato? –
Paperinik sembrò essere colpito da quel pensiero, ma poi scosse la testa.
– No, mi sarei accorto di essere seguito, e se non me ne fossi accorto io, uno dei sistemi della 313 mi avrebbe di sicuro avvertito. No, credo che quei banditi fossero lì a tenere d’occhio il posto per qualche ragione, oppure più probabilmente per nascondere le tracce, e cioè il fatto che i Bassotti non se ne sono andati di lì di loro spontanea volontà. –
Topolino sorrise.
– Solo che noi siamo arrivati proprio in quel momento e abbiamo visto quello che non volevano vedessimo. –
– Infatti. Oltre a rischiare di essere ammazzati, cioè. –
Sorrisero entrambi, più per il sollievo di averla scampata che perché ci fosse davvero qualcosa di cui essere felici. Ma la vita è quel che è, pensava Topolino, e il segreto forse è solo quello: godersi i bei momenti nel miglior modo possibile e affrontare a muso duro i momenti difficili, che per qualche motivo sembrano essere sempre di più di quelli felici.

Smise di filosofeggiare tra sé e sé e si rivolse invece a Paperinik: era il momento di pianificare la prossima mossa.

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