Topolino – In the Dark IV

Si svegliò nell’aereo alla voce del comandante che diceva che entro mezz’ora sarebbero atterrati a Paperopoli. Il finestrino era ancora chiuso, ma nel giro di poco le hostess sarebbero passate a farli aprire tutti prima dell’atterraggio. L’aereo sarebbe stato riempito dalla luce del sole, e i passeggeri mezzo addormentati come lui si sarebbero svegliati completamente. Non erano previsti caffè, ma a Topolino per il momento andava bene così. Si godette la sensazione di sonnolenza che gli annebbiava la mente e lo rendeva quasi sereno. Non appena la lucidità fosse ritornata, si sarebbe di nuovo ritrovato attanagliato da piani e pensieri, e non si poteva certo dire che ne sentisse la mancanza.

Lasciò che il sonno gli scorresse via dalle membra, rimettendosi seduto diritto e bevendo un po’ d’acqua. Dormendo era riuscito a rilassarsi davvero per la prima volta da molto tempo a questa parte. Il solo fatto di avere un obiettivo davanti a sé sembrava avergli fatto ritrovare almeno in parte se stesso. Essere un cacciatore sulle tracce della preda gli era mancato, ma la cosa peggiore era come si fosse dimenticato d questa verità essenziale, e cioè che quello era il motivo per cui era nato, e che quello era ciò che dava senso a tutto quanto. Poi però si ricordò anche che se Minni era morta era stato proprio perché lui era immischiato in quel tipo di affari, e allora tutta la sua ritrovata voglia di vivere se ne andò a quel paese. Si buttò di nuovo giù sul sedile e aspettò di scendere dall’aereo, tentando di pensare al caffè che lo aspettava mentre in verità l’unica cosa che aveva in mente era il sapore del whisky.

Appena giunto a Paperopoli mantenne la promessa che aveva fatto a se stesso ed entrò in un bar per rifocillarsi. Il croissant alle mandorle che si mangiò era così buono che per un attimo quasi dimenticò la sua voglia di alcol. Quasi. Finito di mangiare si diresse fuori dal terminal e prese un taxi per il centro. Nonostante fosse abbastanza sicuro di non essere stato seguito continuò a controllare per tutto il tragitto se ci fossero auto sospette. Non ne vide, né vide nessuno seguirlo poi a piedi, mentre usciva dal centro e si avviava da tutt’altra parte. La prudenza non era mai troppa, e fare giri su giri per evitare gli inseguitori era ormai una seconda natura per lui.

Appena fuori dalla zona degli uffici e delle banche sorgeva un imponente edificio, che per un periodo era stato il quartier generale di Paperon de’ Paperoni, ma che ora conteneva solo negozi e un ristorante indiano di dubbia qualità. Fu proprio lì che Topolino si diresse alla fine, dopo aver passato due ore a seminare ipotetici inseguitori.

Quando entrò fu accolto subito dal profumo pesante del cibo tipico. Andò direttamente al bancone, sperando che la sua scommessa avesse esito fortunato. Se non avesse trovato Timothy in quel luogo sarebbe stato costretto a battere tutti i bassifondi della città, pur di scovare un indizio su se e dove Macchia Nera avrebbe potuto essere.

Non c’era nessuno di sua conoscenza dietro al banco, e nemmeno in quello che poteva vedere della cucina. Topolino quasi si girò per tornare indietro, ma poi decise di fare almeno un tentativo.
Si avvicinò alla cassa, dove stava un papero dalla faccia amorfa che gli disse subito:
– Buongiorno, come va? Dove vorrebbe sedersi? –
– Guardi, in verità non sono venuto per pranzare, ma cercavo Timothy. E’ qui? –
La faccia del papero non cambiò, ma il suo tono di voce diventò leggermente più freddo.
– Qui non lavora nessuno con quel nome. Mi dispiace. –
Una reazione diversa avrebbe forse funzionato, ma Topolino avvertì quella freddezza e non si fece ingannare.
– Sì, certo. Facciamo che adesso mi dici dove lo posso trovare e siamo a posto, OK? Sono un vecchio amico, non uno sbirro e di sicuro non uno che avanza soldi. –
– Le ho detto che qui non lavora nessuno che si chiami Timothy. –
– Va bene, allora. –
Topolino allungò una mano e prese il papero per il collo. Non era incazzato, non ancora, ma se le buone non funzionavano si sarebbe dovuto adattare.
– Non te lo ripeterò più: o mi dici dove si trova Timothy o ti sfascio la faccia sul bancone. –
L’altro non sembrò spaventarsi molto, ma con quella faccia non si poteva mai dire. Topolino lo guardò negli occhi e vide solo vuoto e, forse, uno sprazzo di divertimento? Che cosa significava? Lo capì quando dietro di sé sentì il cane di una pistola armarsi e una voce bassa intimargli:
– Non lo ripeterò nemmeno io: o ti fai subito indietro e tieni le mani in alto, oppure Ronnie qui dovrà passare le prossime ore a pulire le tue cervella dal muro. –
Non c’era spazio per fare altro che obbedire, per cui Topolino così fece. Lasciò andare il papero e alzò le mani sopra la testa, poi fece un passo indietro. Cominciò a girarsi, ma la voce lo bloccò.
– Stai fermo dove sei e rispondi alle mie domande. Chi sei? E perché Timothy dovrebbe conoscerti? –
– Mi chiamo Topolino e Timothy ed io abbiamo passato del tempo assieme, un bel po’ di anni fa. Lui di sicuro mi riconoscerà. Ho bisogno di parlargli e non sarei mai venuto qui se non fossi davvero nella merda. Mi dispiace aver alzato le mani su… Ronnie, ma devo parlare con Timothy al più presto. –
Fu contento di non sentire nessun tremolio nella sua voce. Il fatto di essere stato sul punto di farla finita non gli impediva di avere comunque paura di una pistola puntata alla testa.
– Non girarti. –
– Non ne avevo inten… –
Poi il mondo diventò nero.

Si svegliò a causa dei cavalli che gli stavano galoppando sopra la testa. Impiegò qualche secondo a capire che non c’era nessun cavallo, ma solo il dolore martellante che gli stava spaccando il cervello in due. Provò ad aprire gli occhi, ma la luce era troppo potente e si ritrovò a chiuderli di nuovo, combattendo contro la nausea che gli saliva dallo stomaco. Raccolse le forze e provò di nuovo. Questa volta ce la fece, anche se per un momento pensò che avrebbe vomitato davvero.

Era seduto su di una poltrona e davanti a sé aveva una grande scrivania scura. A portata di mano c’era un bicchiere d’acqua, in cui qualcuno fece cadere in quel momento una pastiglia effervescente. Topolino alzò gli occhi per vedere chi fosse, ma una nuova fitta lo costrinse a piegarsi in due.
– Ehi, che non ti passi neanche per la testa di vomitare, hai capito? Ho cambiato la moquette la settimana scorsa. Tieni, bevi qua. –
Nonostante il dolore Topolino riuscì a riconoscere la voce e provò un momento di sollievo. Appena la fitta fu passata sollevò di nuovo lo sguardo e prese il bicchiere che gli era stato offerto.
– Grazie, Timothy. –
Lo guardò in faccia mentre lo diceva, poi scolò quella che sperava fosse aspirina. Lo era, il sapore era inconfondibile, e sentì subito che iniziava a fare effetto. Benedetto sia quello che l’ha inventata.
Timothy era un omaccione alto almeno il doppio di Topolino, con un viso dai lineamenti brutali e due mani grandi come vanghe. Ciò che si nascondeva dietro alla faccia di quello che sembrava solo un gorilla era però un’astuzia sopraffina, che lo aveva reso uno dei criminali più di successo di tutta Paperopoli. Che fosse un amico di Topolino era qualcosa che stupiva lui stesso, ma non qualcosa che adesso rimpiangesse. L’uomo sorrise e disse:
– E di che. Scusa se i miei dipendenti sono stati un po’ violenti con te, ma ultimamente le cose non sono state molto facili qui a Paperopoli, e siamo tutti all’erta. –
– Beh, intanto digli che guardino meno film e che le botte in testa possono anche uccidere la gente, cazzo. –
– Non è che si preoccupassero molto della tua salute, in verità, – rise. – Volevano che ti vedessi, visto che dicevi di conoscermi, ma non sarebbe stato un grosso problema per loro, se anche ti fossi fatto un po’ più male. –
– Eh, lo immagino. Come stai, Timothy? Che cosa sta succedendo qui in città che ti preoccupa così tanto? –
Il suo amico si fece più serio e aspettò qualche secondo prima di rispondere.
– Te lo dirò, anche se non sappiamo ancora molto. E dopo tu mi dirai cosa sei venuto a fare qui, dall’altra parte del continente, in cerca di me. –
Topolino annuì.
– Sono alcuni mesi ormai che sembra sia iniziato un attacco frontale a tutte le mie attività. E non sono solo io: anche gli altri miei “colleghi” sono nelle stesse mie condizioni. Prima c’era solo Paperinik e la polizia di cui preoccuparci, ora qualcuno vuole prendere il nostro posto e non si preoccupa di usare le maniere forti. Non si capisce nemmeno da dove arrivi la manodopera che ci sta rendendo la vita così impossibile. Deve essere qualcuno di esterno, ma molto ben fornito di uomini e mezzi, perché non è facile attaccare me e tutti gli altri in un solo colpo. –
– E non siete riusciti a catturare nessuno di questa “manodopera” in tutto questo tempo? Ad interrogarlo? –
– Macché, questi sono pazzi. Attaccano come dei dannati e se c’è qualcuno dei loro che rimane ferito viene portato via oppure fatto fuori sul posto da loro stessi, in modo da non lasciare alcuna traccia. Pazzi, ti dico. –
Si fermò, sospirò, poi continuò.
– Ma lasciamo perdere i miei problemi. Tu che ci fai qua? Come mai sei venuto in cerca di me? Non avrei mai pensato di rivedere il paladino della giustizia e soprattutto vederlo chiedere aiuto a me. –
Topolino non poté fare a meno di sorridere.
– E pensi che per me sia poco strano? Avere un amico tra i peggiori criminali di Paperopoli non è qualcosa che avevo tra i miei progetti di vita. Ma non tutto va come pianifichi, no? –
Per un momento Timothy rimase zitto, poi scoppiò a ridere. Topolino rise con lui, poi gli raccontò cosa l’aveva portato lì, e alla fine del discorso nessuno dei due aveva più molta voglia di ridere. Il suo amico non aveva aperto bocca per tutto il tempo in cui lui aveva parlato, anche se quando aveva sentito che Macchia Nera forse era nella sua città non era riuscito a trattenere una mezza bestemmia. Quando Topolino smise di parlare Timothy aspettò qualche secondo prima di aprire bocca, per capire se c’era dell’altro. Poi disse:
– Non riesco a non pensare che tra quello che mi dici tu e quello che sta succedendo qui ci possa essere un collegamento. Se Macchia Nera è qui, allora tutto torna! E’ lui che ci sta attaccando, che sta tentando di mettere le mani su Paperopoli! –
– L’ho pensato subito, quando mi hai detto che hai cominciato a subire attacchi da alcuni mesi a questa parte. Non sono sicuro che le cose siano collegate, ma è una possibilità. Se potessi aiutare me, potresti aiutare anche te stesso, probabilmente. –
– Io ne sono sicuro, invece. E se potessi aiutarti, sai che lo farei, anche se a me non ne venisse niente. Ma questa è la prima volta che sento di qualcosa del genere e sai bene come io abbia le orecchie sempre dritte. Niente accade qui che io non sappia. Però di Macchia Nera non ho mai sentito nulla, e questo ha un suo senso, visto che l’unica altra cosa su cui non riesco ad avere informazioni è proprio chi mi sta attaccando. Le due cose devono essere collegate. Non sono arrivato dove sono credendo alle fate o alle coincidenze. –
Topolino sentì un moto di disperazione agitarglisi dentro, e un’improvvisa voglia di un gin tonic. Tenne a bada entrambi e riprovò.
– Ma non hai davvero sentito niente di strano, niente di fuori dal normale? Anche solo una cosa fuori posto potrebbe essere una traccia che potrebbe aiutarci. –
Timothy sembrò pensarci sopra, e dentro di sé Topolino incrociò le dita. Se con lui non avesse funzionato non avrebbe saputo da che parte sbattere la testa per trovare Macchia Nera.
– No, amico. Non è successo niente che sia stato anche minimamente fuori dalla routine, in questi mesi. A parte gli attacchi, cioè. Mi dispiace. –
Stavolta Topolino non riuscì a trattenere la disperazione, che sembrò prendere il volo dentro di lui e portare devastazione in tutta la sua anima. Oziosamente si chiese se Timothy avesse del gin in ufficio. Un bicchiere non gli avrebbe fatto male, e forse lo avrebbe aiutato a tirarsi su un po’, giusto per darsi la forza di cominciare una ricerca che molto probabilmente sarebbe stata solo un buco nell’acqua.
Il suo amico però aggiunse:
– C’è qualcun altro che potrebbe aiutarti però. Forse. Lui è l’unico che potrebbe saperne di più di me su questa città e su quello che sta succedendo. –
– E chi sarebbe tra gli altri criminali di Paperopoli quello che potrebbe e vorrebbe aiutarmi, anche se glielo dicessi tu? –
Timothy rise.
– Ma io non sto parlando di un criminale. Io parlo di Paperinik. –

To be continued

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