Topolino – In the Dark

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Photo by JD Hancock

Topolino si appoggiò di nuovo al bancone e ordinò un altro Jack doppio. Il barista lo guardò e disse:
– Questo è l’ultimo che ti servo, poi dovrai proseguire ad analcolici. –
Topolino non rispose, ma rimase a fissare il bicchiere vuoto di fronte a lui, aspettando quello che aveva appena ordinato. Il barista non perse più tempo, gli diede quello che voleva e andò a servire qualcun altro. La situazione non era una novità e sapeva già come sarebbe andata a finire, con lui a dover scopare fuori anche questo cliente a fine serata. Dio, quanto odiava le stelle cadute nel fango.

Non molto tempo dopo la porta del locale si aprì, lasciando entrare tre figure precedute dalle loro risate roche.
– E questo è quanto, Plottigat! –
Altre risate, poi i tre si avvicinarono al bancone. Il primo era basso e magro e con le orecchie pendenti. Gli altri due avevano il pelo irsuto e nero, ma uno era alto, l’altro era basso e grasso. Quest’ultimo emanava però una sensazione di forza e carisma che rendeva impossibile staccargli gli occhi di dosso. Tutto il bar si era girato a guardarli, a parte Topolino. Questo però non impedì che venisse individuato subito dai tre, che si diressero immediatamente dalla sua parte.
– Topolino! Che ci fai qua? Come stai? Bene, mi sembra! –
Un’altra risata di tutti e tre.
– Ciao Pietro. –
Gambadilegno lo guardò un po’ storto e poi disse:
– Tutto questo tempo e solo un “ciao Pietro”? Vecchio mio, qui bisogna celebrare! –
Topolino non aveva ancora sollevato lo sguardo, ma a questo punto alzò gli occhi su Gambadilegno e disse:
– Non c’è niente da celebrare. –
Poi ritornò a fissare il suo bicchiere. L’omaccione sembrò interdetto per un secondo, ma si riprese subito.
– Barista, porta subito una bottiglia di spumante a me e ai miei amici! Qui stasera si festeggia! –
Si rivolse di nuovo a quello che era stato il suo nemico più temibile.
– Da stasera sono il nuovo Commissario di Polizia di Topolinia. – E gli fece l’occhiolino.
Questo sembrò scuotere per la prima volta Topolino dalla sua inerzia.
– E Basettoni? –
– Basettoni era vecchio, ha dovuto dimettersi. Sai com’è con l’età. E il tuo amico Manetta, da amico fedele quale è, lo ha voluto seguire. –
– Questo non è possibile. –
– Ma non leggi i giornali, non guardi la televisione? Sono settimane che se ne parla! E stasera quindi festa! –
In quel momento arrivò il barista con una bottiglia e quattro bicchieri.
– Lui non dovrebbe più bere, però. E’ già oltre il limite da un pezzo. –
Gambadilegno scosse le spalle alle sue obiezioni.
– Hai di fronte a te il nuovo Commissario, e se io dico che può festeggiare con me, allora lo può fare! –
Il barista non disse più nulla, ma lasciò sul bancone bottiglia e bicchieri. Gambadilegno la prese e la stappò immediatamente, versando prima a Topolino, poi a se stesso e ai suoi compari. Alzando poi il calice al cielo, Pietro esclamò:
– Ad una nuova era per Topolinia!-
– Ad una nuova era! – fecero eco Sgrinfia e Plottigat.
Topolino scolò il suo whisky, butto giù d’un fiato anche lo spumante e si alzò, mormorando:
– Ad una nuova era. –
Poi se ne andò dal bar, un po’ instabile sulle gambe. Dietro di lui le risate dei tre fecero eco ai suoi passi.

Dieci minuti dopo accostò la macchina davanti ad una casa di periferia, non senza strisciare le ruote contro il marciapiede. Scese dall’auto e andò a bussare alla porta. Gli venne aperto dopo pochi secondi.
– Topolino, che piacere! E’ da un pezzo che non passavi a trovarmi. Entra, entra! –
Pippo si fece da parte, lasciando entrare il suo amico e notando il passo incerto e le guance rosse.
– Come stai? Sei stato in giro fino ad adesso? –
Non gli fece notare che erano ormai le undici passate e che lui stava per andare a dormire. Non si fa così con gli amici.
– Sono stato finora da Joe’s, e ho appena trovato Gambadilegno. Mi ha detto che è il nuovo Commissario di Polizia. –
Per quanto il passo fosse incerto, le parole non erano per niente strascicate, e l’occhiata che lanciò a Pippo non aveva niente di ubriaco.
– E’ vero, ho appena visto in televisione la novità. Mi dispiace, pensavo sapessi… –
Topolino non disse nulla. Da quando Macchia Nera aveva compiuto il suo ultimo misfatto lui si era isolato sempre di più, e a tutti gli effetti ormai non sapeva più niente del mondo circostante. Poi scoppiò.
– Non sapevo un cazzo, invece! –
La parolaccia colpì Pippo più di qualsiasi altra cosa. Mai aveva sentito il suo amico parlare così. Non sapeva cosa avrebbe potuto dire per tirarlo su. Ormai era oltre qualsiasi possibilità di consolazione. Si ritrovò a guardare una foto che aveva attaccato al frigo, in cui c’erano lui, Topolino e Minni. Tutti e tre sorridevano all’obiettivo, tutti e tre nel periodo più felice della loro vita. Ora solo due di loro erano ancora a questo mondo, mentre la terza era ormai solo un ricordo. Tutto per colpa di Macchia Nera.

Distolse gli occhi e vide che anche il suo amico stava guardando quella foto. Gli sorrise, tristemente, ma Topolino non rispose al suo sorriso. Chiese invece:
– Hai ancora la bottiglia di Jack Daniel’s che ti ho regalato per il tuo ultimo compleanno? –
Pippo non riuscì a mentire.
– Sì. La vado a prendere. –

Si sedettero sulle vecchie poltrone del salotto. La televisione era ancora accesa sul telegiornale, ma Pippo si affrettò a spegnerla. Versò da bere anche per sé, sebbene il whisky gli facesse schifo. Non poteva però lasciare solo il suo amico, abituato da troppo tempo ormai a bere da solo.
– Yuk! –
– Cosa? –
– Niente, scusa, mi è andato di traverso il Jack. –
Lo posò sul tavolino tra di loro e si ripromise di buttarlo giù per il lavandino.

Non dissero nulla per un po’.

– E’ da quando lei non c’è più che tutto è andato alla malora, lo sai, vero? –
A questo Pippo sapeva che c’era una sola risposta, ma scelse di non darle voce.
Topolino continuò.
– Ero un detective privato. Aiutavo la polizia. Il crimine era sotto controllo. Io e Minni eravamo quasi sul punto di sposarci, o almeno così ci dicevamo, anche se amavamo troppo la nostra indipendenza per poter legarci per sempre. E avevo te, Orazio, Basettoni. Avevo una vita. Adesso sono un ubriacone che passa di bar in bar, e infine va ad autocommiserarsi a casa dall’unico amico che gli è rimasto. –
Pippo non sapeva cosa dire.
– Non sono l’unico amico che ti è rimasto. Orazio e gli altri non ti hanno dimenticato. E la perdita di Minni è stata qualcosa di troppo grande per non farti del male. Ma è questione di tempo. Il tempo guarisce… –
– Il tempo non guarisce niente! E’ passato più di un anno ormai e il dolore non sparisce, sembra solo diventare più profondo, incancrenirsi sempre di più. Solo il bere aiuta ormai, e nemmeno molto di questi tempi. –
– Forse l’alcol peggiora le cose invece… –
– Non è vero! Come pensi riesca a dormire con il suo viso che mi compare davanti ogni volta che chiudo gli occhi, ogni volta che tento di riposare? Se non sono stordito dal whisky nemmeno riesco a pensare di dormire. –
Pippo non rispose e per un po’ non parlarono più.
– Vuoi provare a restare qui da me, stanotte? La camera degli ospiti è sempre lì per te, se hai voglia. –
Topolino scosse la testa.
– Grazie amico, ma oggi torno a casa mia. –
Si alzò, con fatica e si avviò verso la porta.
– Non dovresti guidare, Topolino, hai bevuto troppo. Rimani qui! –
– Non abito lontano, lo sai. E ormai ho una certa abitudine a guidare in queste condizioni. Non ti preoccupare. –
E con questo uscì, lasciando Pippo sulla soglia a guardarlo salire in auto e partire, incredibilmente senza investire nessun palo. Pippo chinò la testa e rientrò in casa.
Sarà stato anche ubriaco, ma su una cosa ha ragione: da quando Minni è morta tutto il nostro mondo si è coperto di tenebra. Quella che prima era una vita serena per tutti gli abitanti di Topolinia è diventata solo un’esistenza triste e rabbiosa. Quanto pagherei perché tutto tornasse com’era.
Salì in camera e andò a letto, e non pensò più al suo amico fino alla mattina seguente.

Nel frattempo Topolino stava giungendo faticosamente a casa. Era stato facile far finta di essere più sobrio di quel che era con Pippo, ma in verità faticava anche solo a seguire la strada. Per fortuna conosceva delle vie secondarie che a quell’ora erano quasi deserte, così riuscì a arrivare sano e salvo nel suo vialetto, senza investire nessuno e senza incidenti di sorta. Non sarebbe stato sempre così fortunato, se avesse continuato in questa maniera.

E forse non sarebbe stato così male, dopotutto, no?

Topolino si bloccò sul punto di smontare dall’auto, colpito da questo pensiero. Forse davvero oramai quella sarebbe stata la soluzione migliore. Sparire dalla scena definitivamente. Lasciare questo luogo di pena e vedere se magari dall’altra parte ci sarebbe stata Minni ad attenderlo.

Scese dalla macchina ed entrò in casa, sbattendo la porta dietro di sé, perso nei suoi pensieri.

Forse era davvero inutile cercare di andare ancora avanti e avanti, quando tutto questo procedere era solo un immergersi sempre maggiore nella sofferenza. Forse davvero era giunto il momento di salutare per sempre questo mondo.

Quando riprese coscienza di quello che stava facendo era già in camera sua, con una mano dentro il cassetto del comodino. Si era tolto i guanti bianchi che indossava sempre, quasi a voler sentire di più la pistola che ora stringeva tra le dita. Il suo revolver. Quello che lo aveva accompagnato in quasi tutti i suoi casi, e che lo aveva salvato in tantissime occasioni.

E che ora, forse, lo avrebbe accompagnato anche nella sua ultima avventura.

Era carico, naturalmente. Un’arma scarica non aveva senso. Guardò dentro il lungo tunnel buio della canna e non sentì nemmeno un filo di paura. Capì che era pronto a fare quel passo, e che l’ultimo anno passato non era stato che un preludio, una preparazione a questo.

Tirò indietro il cane e si puntò la pistola alla tempia. Si concesse di pensare ai suoi amici ancora una volta, poi pensò di nuovo a lei, la sua dama di cuori, che forse già adesso lo stava aspettando.

Proprio in quel momento, con un maledetto tempismo perfetto da film, sentì squillare il telefono. E squillare. E squillare. Smise, poi ricominciò.

Infastidito, Topolino mise giù il revolver, scese le scale e andò a rispondere. A questo mondo non ci si poteva neanche suicidare senza che la gente ti chiamasse in piena notte.
– Pronto! –
– Pronto, Topolino? –
– Commissario? E’ lei? –
– Solo Basettoni, adesso. Non sono più Commissario. –
– Cosa c’è? Sono impegnato. –
– Topolino, abbiamo bisogno del tuo aiuto. –
– Non mi interessa. Sono passati quei tempi adesso. E come le dicevo, sono impegnato. –
– Topolino, forse sappiamo dov’è Macchia Nera. –

To be continued.

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