Topolino – In the Dark – II

Topolino quasi non riusciva parlare, ma in qualche maniera sputò:
– Sapete dov’è Macchia Nera? Dove? –
La sbornia residua gli svanì in un fiotto di adrenalina che lo svegliò, mentre si sentiva riempire di nuovo da una rabbia che aveva dimenticato di poter provare.
– Devi venire qui da me, dobbiamo parlarne faccia a faccia e non c’è molto tempo. Le informazioni invecchiano in fretta. –
Basettoni gli nascondeva qualcosa: tutti i suoi sensi, risvegliati e acuti come non mai, glielo confermavano. Come ai vecchi tempi, quando niente gli poteva sfuggire. Sentì un briciolo di nostalgia mischiarsi alla sua rabbia ed alimentarla, ma decise di non dire niente per il momento.
– Vengo subito. –
– Ti aspettiamo. C’è qui anche Manetta. –
Mise giù senza salutare e tornò in camera a prendere il revolver, questa volta senza che il pensiero del suicidio nemmeno gli sfiorasse la mente. Se avesse dovuto usarlo, non sarebbe stato di sicuro su se stesso. Non questa volta.

Arrivò davanti a casa di Basettoni dopo nemmeno venti minuti. Parcheggiò e si guardò intorno in cerca di auto sospette, ben sapendo che se qualcuno avesse avuto voglia di sorvegliarli non si sarebbe di sicuro fatto vedere in maniera così palese. Scese e andò a bussare. Questa era proprio una notte in cui rivedere vecchi amici, a quanto pareva.
Gli aprì la porta la moglie dell’ex-commissario.
– Ciao Topolino. –
Non lo fece passare, però.
– Ciao Petunia. Posso entrare? Scusa l’ora, ma… –
– Sì? –
E gli allungò un biglietto, senza parlare, ma guardandolo con concentrazione estrema. E una punta di compassione, forse? Sì, forse. Meglio non pensarci. Lesse.
Topolino, non dire niente e vieni dal vecchio Tim. Non ci possiamo fidare di nessuno. Saluta Petunia, dille che ti sei sbagliato e vieni lì. Attento a non farti seguire e quando arrivi lascia il cellulare in auto. A dopo.
Non esitò.
– Scusa Petunia, non sono molto in me. Mi sa che ho sbagliato a venire qua. Salutami Adamo. Ci vediamo. –
– Stammi bene, Topolino. Mi raccomando. –
Lui si stava già dirigendo verso la sua auto. Salì e strappò il biglietto in mille pezzi che poi lasciò cadere fuori dal finestrino mentre correva verso Tim’s. Non aveva avuto dubbi perché aveva riconosciuto la scrittura e perché i suoi sensi erano ancora in piena ricezione. Non aveva visto paura nello sguardo di Petunia e pensava di potersi fidare. E se anche fosse andata male e fosse stata tutta una manovra per ammazzarlo, sarebbe stato davvero ironico, visto che l’avevano interrotto proprio mentre ci stava pensando lui stesso.

Quando arrivò al luogo dell’appuntamento lasciò sul sedile il cellulare prima di smontare dall’auto. Portò con sé il revolver, però. Il vecchio Tim non era altro che uno dei locali più brutti e peggio frequentati di tutta Topolinia. Qui nemmeno i criminali mettevano piede: questo era il posto di tossici, prostitute alla fine della loro carriera e tutta la feccia ormai arrivata al fondo e alla fine della propria vita. Non sapeva come mai Basettoni volesse incontrarsi qua, ma una pistola era la protezione minima che gli sarebbe potuta servire.

Entrò e rimase a bocca aperta. Il posto era stato completamente svuotato e ridipinto e non c’era più nemmeno la puzza di piscio e vomito che di solito impestava il locale. Rimaneva il bancone, ma non c’erano più bottiglie. Tavoli e sedie erano scomparsi. Puttane e drogati in fase di astinenza erano scomparsi anche loro.
Cos’è successo qui?
Dietro il bancone si aprì una porta che non aveva visto e comparve Basettoni. Gli fece cenno di stare zitto e di andare verso di lui. Topolino avanzò, guardandosi attorno ancora attonito. Il commissario (lo sarebbe sempre stato per lui, a discapito dei recenti cambiamenti) lo fece entrare e poi sbarrò la porta dietro di sé. C’erano delle scale. Le scesero e trovarono un’altra porta, a cui stavolta li stava aspettando Manetta. Anche lui non parlò, ma li fece entrare e poi chiuse tutto con doppia mandata.

Appena furono dentro, tutti e due sembrarono rilassarsi un poco.
– Ti ha seguito qualcuno? – lo apostrofò però subito Basettoni.
– No, sono stato attento. So come si fa. Non sono ancora solo un ubriacone. –
Per ora.
– No, lo sappiamo. Per questo ti abbiamo chiamato. –
Sia lui che Manetta sembravano invecchiati di dieci anni nel tempo che era passato dall’ultima volta che li aveva visti. Chissà quanto sembrava invecchiato lui, dopo un anno passato a bere nei bar. Basettoni però riuscì a sorridere.
– Nonostante tutto, è un piacere rivederti. –
E nonostante tutto, anche Topolino si ritrovò a sorridere, per la prima volta da molto, molto tempo.
– Lo è. –
Manetta si schiarì la gola e il momento finì. L’ispettore (ex anche lui, a dir la verità) disse:
– Come ti dicevamo al telefono pensiamo di avere delle informazioni su dove si trova Macchia Nera adesso. Non ne possiamo essere certi, e non possiamo andare a verificare di persona. Per questo ti abbiamo chiamato. Noi abbiamo… altro in piedi al momento.
Topolino corrugò la fronte.
– Da quel che ho sentito non siete più nella polizia, quindi di cosa dovete occuparvi? Andare a prendere la pensione in posta? E comunque dove dovrebbe essere quel criminale? –
Basettoni e Manetta si guardarono per un paio di secondi, poi Manetta si decise a continuare.
– Abbiamo dovuto dimetterci, ma è stata una scelta nostra. La polizia ormai è compromessa e dobbiamo operare dal di fuori se vogliamo risolvere qualcosa. –
– E cosa pensate di fare voi due dal di fuori? – Topolino rise, amaro. – Ho visto come si sono messe le cose in città. So che voi mi considerate un ubriacone, ormai, e forse non avete neanche tutti i torti. Ma io ci vedo ancora. Ci vedo, capite? Ormai la situazione è marcia, e avere Gambadilegno come commissario di polizia non è altro che rendere evidente qualcosa che c’era già da un pezzo. –
Basettoni a questo punto decise di intervenire.
– Non siamo soli in questo. C’è qualcun altro che ci sta aiutando e pensiamo di poter ripulire la città e portare tutto a com’era solo un paio d’anni fa. Quasi tutto, almeno. –
Top
olino fece finta di non capire il sottinteso.
– E come? –
– Stiamo organizzando una sorta di “resistenza” alla banda di Gambadilegno e a tutte le sue infiltrazioni criminali, interna ed esterna alla polizia. Dobbiamo mettere a punto un piano, capire di chi fidarci e organizzare un colpo di mano che ci liberi per sempre da ogni mela marcia nel sistema. Non possiamo dirti di più… –
Topolino non riuscì a nascondere l’amarezza.
– Perché non potete più fidarvi di me, giusto? –
– …perché le cose non dipendono solo da noi e abbiamo stretto un patto. –
– Un patto? –
– Sì. Con il “qualcuno” che ci sta aiutando. L’idea era di non metterti in mezzo, vista anche la tua perdita… –
Topolino sbuffò.
– La mia perdita? Macchia Nera ha ucciso Minni, non l’ho persa. –
Basettoni sembrò imbarazzato, ma continuò.
– Lo so. E’ che appunto, dopo questo fatto non sembrava avessi più interesse in nulla. E di sicuro non sembravi preoccuparti del marcio che si stava infiltrando nella città. Avevi altri pensieri, e lo capiamo. –
A questo non seppe cosa rispondere, anche perché il commissario aveva ragione. Si era isolato di sua spontanea volontà dal resto del mondo, dai suoi amici, dai problemi. Non aveva risposto alle chiamate, non aveva aperto la porta, non si era fatto vedere da nessuno, a parte quando frequentava i bar. Certamente il sistema non era stato al primo posto nei suoi pensieri, né il fatto che stesse andando tutto lentamente a catafascio. Lo aveva visto, ma questo non significava che gli fosse interessato.
– E come mai allora adesso avete deciso di chiamarmi? –
– Come ti dicevo, non volevamo coinvolgerti, ma in questo caso io e Manetta abbiamo deciso che il patto non poteva più valere. Abbiamo ricevuto l’informazione dai nostri canali e l’altro “qualcuno” non c’entra niente. Questa è una cosa che riguarda te, più che noi, visto che Macchia Nera è qualcosa al di fuori del problema di questa città. Vorremmo occuparcene lo stesso, perché Minni era importante anche per noi, ma siamo legati qui a Topolinia, ora. Non possiamo andarcene. –
– Chi è questo “qualcuno”? Come fate a fidarvi? E comunque dove dovrebbe essere Macchia? –
Questa volta fu Manetta a rispondere.
– Non possiamo rivelarti chi sia, anche perché nemmeno noi ne siamo al corrente. Abbiamo i nostri sospetti, ma ci siamo sempre tenuti in contatto senza che ci rivelasse la sua identità. Si tiene al coperto perché è molto in alto nella gerarchia della città, ma vuole fare in modo che le cose tornino com’erano. Sappiamo di poterci fidare perché ci ha fornito informazioni importanti e grazie a lui siamo riusciti a scoprire i retroscena di molti affari loschi, ma a questo caso lui non deve interessarsi. In questa situazione il nostro patto non vale. E comunque Macchia Nera sembra sia a Paperopoli. –
– A Paperopoli? Dall’altra parte del continente? E come ha fatto ad arrivare fin là? Chi vi ha dato l’informazione? –
Topolino sentiva puzza da bruciato e non capiva come i suoi ex-colleghi potessero fidarsi così di una persona mai vista. Inoltre non si fidava nemmeno di questa soffiata. Sembrava una maniera complicata di toglierlo di mezzo. Non che se anche fosse rimasto avrebbe fatto molta differenza, a parte forse nel bilancio di qualche bar.
– Abbiamo saputo un paio di cosette da uno vecchio sgherro di Macchia Nera che abbiamo colto in flagrante durante un furto in gioielleria. Ci ha detto tutto quello che sapeva su diversi casi, solo per poter restare fuori di prigione. Le altre cose si sono rivelate tutte corrette, e a questo punto pensiamo possa esserlo anche questa. –
– Cosa vi ha detto precisamente? –
– Che Macchia Nera qui non aveva più futuro e che se n’era reso conto. E che l’ultima volta che l’aveva visto si stava preparando per andare a Paperopoli. E’ l’unica pista che abbiamo, ma sembra valida. Non ne abbiamo parlato con nessuno e abbiamo sbattuto lo sgherro in isolamento per il prossimo paio di mesi, ma vale la pena verificare l’informazione. –
A questo punto però Basettoni intervenne.
– Ci ha detto anche un’altra cosa, però. –
Esitò.
– Ha sentito che c’è un piano per farti fuori, nel caso tu tenti di uscire dalla città. Non sapeva né come, né perché, ma quel che è certo è che se provassi a muoverti, sarebbe come se ti mettessi un bersaglio sulla schiena. –
A questo punto Topolino si ritrovò nuovamente a sorridere, anche se stavolta fu un sorriso molto più amaro.
– Mi avete proprio convinto allora. Andrò. –
Basettoni e Manetta lo guardarono e le loro espressioni dicevano che non si sarebbero aspettati niente di meno. Basettoni disse:
– Topolino, sta attento. So che non siamo più stati molto in contatto, ma questo non toglie che tu sia un amico, e non vogliamo che ti succeda niente di male. –
Poi Manetta aggiunse:
– E se riesci a trovare Macchia Nera, riportalo qui. Ci penseremo noi a lui. Se tutto va come speriamo, entro poco tempo riavremo finalmente il controllo della città. –
– Siete molto fiduciosi di riuscire a trovare appoggio per ripulire il sistema. –
– Il “qualcuno” può darci davvero una mano con le sue informazioni, mentre noi abbiamo già iniziato a trovare chi è rimasto onesto e può e vuole aiutarci a rimettere in piedi Topolinia. Sono più di quelli che potresti pensare, e quando ci saremo riuniti tutti non sarà così difficile dare una bella ripulita a tutte le istituzioni. –
Topolino sentì perfino una fiammella di speranza alzarsi dalla coltre di cenere che ormai era la sua anima, ma più forte era la fiamma verso ciò che gli interessava davvero, e cioè Macchia Nera.
– Lo spero per voi. Io comunque ora è meglio che mi metta in moto, ho un lungo viaggio da affrontare. –
Fece per voltarsi, si fermò.
– E state attenti anche voi: quella che avete davanti è un’impresa ben più grande di quelle che abbiamo affrontato insieme. –
Si voltò e partì, verso quello che avrebbe davvero potuto essere  stato il suo ultimo viaggio.

To be continued.

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